Come riconoscerla e come trattarla

Diastasi addominale, quella ‘pancetta’ dopo il parto


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Riguarda le donne dopo il parto, ma non solo... Come riconoscerla e come trattarla in modo non invasivo

Molto spesso alle donne che hanno partorito da poco chiedono «sei incinta?», per via della “pancetta” che rimane qualche tempo dopo la gravidanza. Ma può riguardare anche uomini e donne in altre situazioni…

Ne parliamo con la dottoressa Roberta Gualtieri, fisioterapista esperta in questo àmbito, fondatrice dello studio BodyMind.

Chi può riguardare?
«La diastasi addominale riguarda principalmente le donne nell'immediato post-partum, ma può insorgere anche in persone che praticano eccessiva attività fisica o svolgono lavori fisici pesanti, persone obese, pazienti con patologie croniche che possono causare vomito o tosse persistente, o con scarso controllo motorio del tronco con indebolimento muscolare della parete addominale».

Perché si crea quella sporgenza?
«Le due fasce muscolari addominali possono cedere e allontanarsi troppo, a causa del rilasciamento dei tendini della linea alba».

Da cosa posso accorgermene?
«I sintomi e le “spie” sono diversi: dolori alla schiena, al bacino, alle anche, la colonna vertebrale instabile con l'addome e/o l'ombelico che sporge in avanti. E ancora: incontinenza urinaria, prolasso uterino, senso di pesantezza pavimento pelvico, abnorme gonfiore addominale, accumulo di pelle e smagliature intorno all'ombelico, nausea, difficoltà respiratorie, digestive e reflusso gastro-esofageo…».

Come risolvere il problema?
«Quando la diastasi è molto marcata, la soluzione è l'intervento chirurgico. In questi casi sarà opportuno effettuare un percorso specifico di preparazione muscolare all'intervento, oltre a programmare la corretta riabilitazione post-chirurgica in base all'intervento prescelto, da valutare con il chirurgo».

E se invece il bisturi non serve?
«Innanzitutto, va detto che si può fare prevenzione mantenendo una corretta postura, cercando di ridurre al minimo gli sforzi fisici, evitare attività che provocano rigonfiamento dell'addome, mantenere uno stile di vita sano e attivo, con una dieta bilanciata in modo da mantenere il peso forma», chiarisce la dottoressa Gualtieri che ha messo a punto un sistema specifico, non invasivo, ideale quando la diastasi addominale non richiede la chirurgia. Il suo metodo mette insieme il meglio delle tecniche specifiche e più efficaci per questo problema, in anni di esperienza.

«È il protocollo di “Fisioterapia Ipopressiva” - spiega la fisioterapista -, un metodo integrato per il trattamento elettivo della diastasi addominale: dopo l'accurata anamnesi, ossia la conoscenza della storia clinica del paziente, si passa a un'attenta valutazione, all'esame posturale completo, e quindi si svolgono esercizi di respirazione base e ipopressivi, pilates terapeutico con esercizi di rinforzo isometrico della parete addominale e ginnastica posturale più tecniche di fisioterapia dermatofunzionale».

Come agisce il Protocollo di Fisioterapia Ipopressiva?
«Va ad attivare la fascia addominale senza aumentare la pressione sulla parete addominale stessa e sul pavimento pelvico. Rinforza senza sforzare. Riusciamo così a non far peggiorare la diastasi. Anzi, si possono anche riavvicinare le due fasce dei muscoli retti».

Quindi aiuta pure la postura?
«Questo protocollo migliora la postura, prevenendo le patologie a carico della colonna e dona notevoli benefici dal punto di vista estetico: riduce il girovita e migliora il tono muscolare generale del corpo. E questo si traduce anche in un maggiore benessere psico-fisico della persona». Questo aiuterà a riprendere consapevolezza di sé e del proprio corpo riducendo il senso di disagio e di frustrazione legato a questa patologia.

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