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POSTUMI DEL COVID, SINTOMI E DANNI NASCOSTI


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Nella massima parte i contagiati SarsCov2 o Covid 19 sono guariti. Ma gli studi disponibili indicano che superare la fase acuta non si traduce sempre in guarigione completa. 
Si rammentano in particolare i danni neurologici, cardiologici, vascolari, nefrologici (i reni) e cognitivi, comparsi o in stato peggiorativo, dopo la fase acuta. Emilia Romagna e Toscana sono state le prime regioni ad aver avviato protocolli di controllo a carico del Servizio sanitario pubblico per valutare i postumi eventuali. Prevedono in sintesi tre tipologie di pazienti: quelli con un tampone positivo, ma di fatto asintomatici nella fase di malattia. Il secondo gruppo sono i pazienti sintomatici, quindi con problematiche polmonari e una storia clinica riconducibile direttamente all’infezione da Covid 19. In questi casi il medico di medicina generale deve valutare la necessità di un approfondimento specifico di tipo pneumologico. Ad esempio la saturimetria,  spirometria con test di diffusione del monossido di carbonio, il test del cammino, l’ecografia toracica o radiografia polmonare, in funzione dell’età e delle condizioni pre-esistenti, una valutazione di tipo internistico geriatrico con screening eventualmente di tipo neuro cognitivo. Quando vanno ricontrollati questi pazienti? Di norma e salvo insorgenze di aspetti clinici di particolare gravità, entro 3-6 mesi dalla dimissione ospedaliera o dal superamento della fase acuta, valutando ovviamente i criteri di priorità. Cosa significa criteri di priorità e quando mi devo indirizzare dal medico? I protocolli regionali indicano in linea di massima: una saturazione persistente inferiore al 93%, un test del cammino positivo (dispnea), pregressa ecografia polmonare, RX torace che evidenzia polmonite o pleurite. Inoltre, senso di spossatezza o astenia, o ancora improvvise artralgie, mialgie diffuse (dolori a gambe e braccia), eventuale tosse o febbricola persistente come una persistente perdita o forte riduzione del gusto e dell'olfatto. Tutti questi sintomi, dovrebbero indicare l'ipotesi di approfondimento. La terza categoria - i ricoverati con gravi sintomi – qui non la trattiamo poiché generalmente seguita dalle strutture ospedaliere. Nulla toglie ovviamente che si possano effettuare analisi ed approfondimenti sopra descritti per i pazienti che abbiano avuto un minore impatto clinico. Per i bambini non vi sono indicazioni specifiche, salvo quanto prescritto dal pediatra o in àmbito ospedaliero. Un capitolo a parte, in corso di approfondimento, è il cuore come organo bersaglio. Due studi apparsi sulla rivista Jama Cardiology, sono piuttosto preoccupanti perché il virus sembrerebbe aver lasciato un segno anche sul cuore di persone che non avevano mai ricevuto diagnosi di malattia cardiovascolare e non avevano avuto forme così gravi di Covid da dover essere ricoverate. Per chi è guarito dal Covid 19, sembra prudente prestare attenzione ai seguenti sintomi: affanno che aumenta con uno sforzo, dolore toracico, gonfiore delle caviglie, palpitazioni cardiache o battito cardiaco irregolare, incapacità di rimanere sdraiati senza difficoltà a respirare (fiato corto), svegliarsi di notte con il fiato corto, vertigini. Campanello di allarme di un possibile danno cardiaco o di un’infezione del miocardio in corso che devono portare a consultare un medico per effettuare accertamenti. 

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