Un esame che può evitare complicanze

Incontinenza, stipsi, emorroidi e fistole, quale ecografia?

dott. massimo caporossi

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Patologie che sembrano semplici e “tutte uguali” come quelle proctologiche e del pavimento pelvico sono invece solo ciò che appare in un quadro sommerso che va sempre indagato. L’ecografia del pavimento pelvico sicuramente ci avvicina alla comprensione delle malattie ano-rettali e pelviche, e ci aiuta a trattarle al meglio.

Le patologie anorettali e del pavimento pelvico oggi sono molto meglio conosciute rispetto al passato. Ci si è resi conto infatti che patologie spesso banalizzate come le emorroidi, le fistole, l’incontinenza urinaria e anale e la stipsi, sono originate da cause che vanno al di là del danno anatomico visibile durante la visita specialistica. 

Ad esempio, spesso le emorroidi sono dovute ad un prolasso rettale e ad una forma di stipsi, detta da “ostruita defecazione”, che se non risolte portano inevitabilmente ad una recidiva. Le stesse fistole anali, se non studiate attentamente prima dell’intervento, possono portare a recidiva di malattia ed incontinenza anale post-operatoria. 

È quindi fondamentale, oltre all’esperienza, un adeguato iter diagnostico. Tra i vari esami strumentali indispensabili al proctologo, l’ecografia proctologica e del pavimento pelvico è la più recente nelle sue varie forme, endocavitaria anale o vaginale e transperineale, che include anche la translabiale e l’introitale.  

Perché fare un’ecografia nelle patologie come le emorroidi, le fistole, l’incontinenza o la stipsi? Semplicemente per individuare meglio tutti gli aspetti della patologia che ci permetteranno di scegliere meglio il trattamento medico e/o chirurgico più adatto per quel determinato paziente. 

Ad esempio è importante definire precisamente il tragitto di una fistola, così come individuare un rettocele, un cistocele, un enterocele, una ipermobilità uretrale e un difetto funzionale del pavimento pelvico in una stipsi associata o meno ad una incontinenza urinaria. Non ultimo, il riconoscimento delle lesioni sfinteriali nei casi di incontinenza anale dopo interventi chirurgici o dopo uno o più parti spontanei. In sostanza l’esperienza e la qualità diagnostica diventano il binomio vincente per un buon trattamento. 
Tuttavia, questa accuratezza diagnostica sarebbe vanificata se questo insieme diagnostico-strumentale non venisse riunito nel singolo specialista proctologo, il quale è l’unico in grado di fare una sintesi di tutte le informazioni ottenute. 

Per maggiori informazioni consultare i siti:

www.proctocastelli.itwww.dottmassimocaporossi.it 

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