Dopo una lunga carriera in Polizia

Si congeda il super commissario Paolo Colasanti, stimato poliziotto di Velletri

A Velletri è giunto anche per il commissario capo Paolo Colasanti, vice dirigente dello storico commissariato di San Martino a Velletri il momento della meritata pensione e del congedo dalla Polizia di Stato, dopo oltre 40 anni di brillante carriera. L'agente e poi ispettore e commissario capo (nel tempo) Colasanti, ha lavorato in importanti uffici e reparti di Roma e provincia, partecipando da agente prima e da ispettore e commissario dopo a molte importanti operazioni anti terrorismo, anti droga, sequestro armi, maltrattamenti in famiglia, tratta delle donne prostitute, truffe internazionali, usura ed estorsioni, reati pubblici e criminalità organizzata a livello nazionale e internazionale. Domanda)  Commissario Colasanti, ha qualche ricordo in particolare degli anni passati al lavoro ai Castelli Romani ? PC)  "Quando ero in servizio al commissariato di Genzano, negli anni 90, ricordo ancora con grande emozione, che abbiamo risolto molti casi difficili, insieme con i colleghi ispettori dal grande spessore, come l'omicidio di un quarantenne di Genzano, avvenuto ad Ariccia, davanti ad un pub in pieno giorno, ucciso da alcuni catanesi, con due colpi di pistola in auto sparati da distanza ravvicinata. Poi identificati e arrestati dopo mesi di indagini, pedinamenti, intercettazioni, l'uomo lasciava una giovane moglie e 4 figli piccoli, l'omicidio era legato alla spartizione del gioco d'azzardo e altre piste della criminalità organizzata nella zona dei Castelli Romani molto ambita dalla mafia siciliana che si era inserita. In Procura a Velletri, ho avuto l'onore di collaborare per oltre dieci anni, con magistrati e procuratori capo, in importanti operazioni giudiziarie, casi di omicidio, spaccio di droga internazionale, sfruttamento della prostituzione, tratte delle donne e in molte altre indagini di grande spessore e importanza. Ricordo anche fine anni ottanta, inizio anni novanta, il triplice omicidio di Fontana di Papa ad Ariccia, quando un ragazzo di Genzano, una mattina sparò e uccise con un fucile da caccia, i suoceri e il cognato, la moglie con la figlia piccola, si salvò gettandosi dal secondo piano della palazzina su via Nettunense. Il ragazzo si diede poi alla fuga verso Campoleone a piedi armato fino ai denti, dopo un lungo conflitto a fuoco, lui sparò diversi colpi al nostro indirizzo, riuscimmo a cinturarlo e bloccarlo nelle campagne vicino ad Aprilia. Inoltre di recente con i colleghi di Velletri, siamo riusciti con grande professionalità e freddezza a bloccare un uomo in campagna che nascosto in un casolare sparava contro le auto dei familiari e ad altezza d'uomo, in preda ad una crisi isterica imbottito di droga. Poi ci furono i giorni tragici dello stupratore a Velletri, catturato dopo mesi di indagini insieme ai colleghi della squadra anticrimine di Velletri e la squadra mobile di Roma, un tunisimo trentenne che aveva stuprato due donne in centro. I due anni di pandemia, dove ci siamo trovati all'improvviso a combattere una "Guerra" virale, con interventi e controlli h24, in strada, attività commerciali, sostegno agli operatori sanitari e alle strutture sanitarie. Tutto questo grande lavoro è sempre stato fatto con in squadra, mai da solo, con una squadra meravigliosa di uomini e donne della Polizia di Stato, alcuni ancora in servizio a cui lascio" il testimone " con fiducia e grande stima. Ricordo con piacere alcuni funzionari come me ed ispettori che sono andati in congedo di recente, autori anche loro di centinaia di operazioni e interventi di grande spessore, umano e professionale ; come Stefano Ciampi, di Albano, Pasqualino Zingaro di Genzano, Elena Grasso, di Velletri, Antonio Lucantonio a Frascati, Gino Alviano, di Marino, il vice questore Lombardo che ha lavorato come dirigente a Roma e provincia da noi per molti anni. Molti altri sono ancora in servizio per qualche anno, come il commissario Fabio Fagiolo a Genzano, l'ispettore Massimiliano Cavola, sempre di Genzano, il commissario capo Antonio Oliviero di Anzio e Nettuno, il commissario capo Domenico Abbatini di Marino, gli ispettori superiori e capo Massimo Bruni di Colleferro e Leo Cianfaglioni di Albano e Roma Casilino,  e per ultimo con il cuore spezzato dal dolore il commissario capo Massimo Biazzetti, di Frascati, scomparso due settimane fa per il covid19 a soli 59 anni, come me doveva andare in congedo a 60 anni, tra pochi mesi". 

Lealtà allo Stato e alle istituzioni, umanità, umiltà, correttezza e integrità morale, cordialità e rispetto per gli altri, presenza mentale oltre che fisica e grande preparazione professionale, queste le belle qualità che il commissario capo Paolo Colasanti ha lasciato nei cuori e nella mente dei suoi molti colleghi, interpellati per descriverlo a fine carriera poliziesca. L'altra mattina una piccola riunione al commissariato ha salutato l'ultimo giorno di lavoro del funzionario Paolo Colasanti, in alta uniforme per l'occasione tra tanta emozione e affetto da parte di tutti i presenti. La sua storia continua grazie alla passione che ha trasmesso ai due figli maschi che lavorano già in Polizia di Stato dopo aver partecipato e  vinto un regolare concorso qualche anno fa, uno alla Questura di Roma e l'altro alla Polizia Stradale di Bologna. L.S.






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