Indagine nazionale della Postale

Pedopornografia e violenza su minore, indagato anche un uomo di Nettuno

Passa anche da Nettuno, con un uomo che risulta formalmente indagato, un’indagine su pedopornografia e violenza su minore. Il gruppo chiuso su Telegram, di cui faceva parte, si chiamava “Famiglie da Abusi”. Un nome drammatico che rendeva subito chiaro il fatto che le violenze sessuali riguardavano anche i figli minorenni degli appartenenti all’organizzazione di pedofili che la polizia postale ha sgominato dopo alcune indagini sulla Rete. Gli arresti sono cinque, i denunciati almeno altri due: fra loro ci sono un romano, finito in manette, che lavora in un cantiere navale a Fiumicino e un altro residente a Nettuno, per ora solo indagato. In carcere anche un dipendente del Comune di Napoli insieme con un imprenditore edile bolognese. L’operazione è stata portata a termine dagli specialisti del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni attraverso il Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia Online (C.N.C.P.O.) anche sulla base di informazioni raccolte da enti stranieri, come la polizia canadese che ha segnalato i movimenti online del gruppo pedofilo che si scambiava materiale video di abusi su minorenni. L’indagine si è snodata fra Roma, Bologna, Milano, Napoli e Catania, e gli arresti sono avvenuti a catena, uno dopo l’altro, man mano che la Postale raccoglieva elementi sui componenti del gruppo: si è partiti dal romano per poi arrivare al complice bolognese. “La ricerca di elementi di prova a carico dell’imprenditore ha confermato l’impianto investigativo teorizzato, emergendo la condivisione da parte dell’indagato di un video autoprodotto, che vede il coinvolgimento di un minore appartenente al nucleo familiare”, spiegano dalla Postale. Secondo Ivano Gabrielli, direttore del Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche, le indagini “si sono mosse con una certa urgenza dopo la prima perquisizione al soggetto romano per l’individuazione di altri elementi, abusanti diretti, con il coinvolgimento di quattro procure. Il quarto componente del gruppo, residente nel bresciano, è stato a sua volta arrestato in flagranza di reato per detenzione di ingente quantitativo di materiale attinente allo sfruttamento sessuale di minori e indagato per violenza sessuale ai danni della propria figlia, nell’ambito di una separata attività investigativa, originata da una segnalazione del collaterale canadese”. L’altro romano denunciato, residente a Nettuno, deteneva invece sui propri dispositivi i file ricevuti dal complice arrestato, “che gli aveva anche fornito istruzioni inerenti alle modalità con cui instaurare un contatto sessuale con un minore”. Anche il pedofilo di Messina abusava della figlia condividendo poi le registrazioni dei video online. La moglie è indagata per non essere intervenuta pur essendo a conoscenza degli abusi e ha ricevuto la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa coniugale e del divieto di avvicinamento alla persona offesa. Al napoletano “sono stati rinvenuti circa 200 file pedopornografici e si è potuta acclarare la partecipazione dell’indagato alla chat, su cui condivideva le proprie fantasie inerenti ad atti sessuali con minori anche con foto riferite a momenti della vita.






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