Aprilia, la Gdf sequestra 240mila euro

Marito e moglie separati per non pagare le tasse: il fiuto del cane finanziere

I soldi hanno un loro odore ben preciso. Per fortuna. Così, grazie all’aiuto di un’unità cinofila, il cane Gol detto appunto “cash dog”, è stato possibile scovare un bottino da 240 mila euro nascosto nell’abitazione di due coniugi apriliani sospettati di un’importante evasione fiscale.

A entrare in azione, al termine di lunghe indagini, è stata la Guardia di finanza della tenenza di Aprilia guidata dal capitano Luca Spedicato.

In collaborazione con la Procura della Repubblica di Latina, i Finanzieri di Aprilia hanno accertato che i due coniugi apriliani “in regime di comunione legale dei beni”, sommersi da debiti tributari iscritti a ruolo da parte dell’Agenzia delle Entrate, hanno simulato – “con condotte artificiose e fraudolente”, fanno sapere le fiamme gialle - la separazione coniugale “al fine di cedere apparentemente i propri beni e conseguentemente rendere inefficace l’azione di recupero delle imposte evase da parte dello Stato”.

L’operazione si è conclusa con la perquisizione domiciliare presso l’abitazione degli indagati insieme al cane Gol, in dotazione ai reparti della Guardia di Finanza richiesta con l’occasione al Gruppo di Fiumicino, che ha fiutato nella camera da letto dei coniugi il “tesoretto” di circa 240.000 euro in banconote di taglio medio, rendendo inutile il tentativo di occultamento del denaro.

La coppia è stata denunciata per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte che nella forma aggravata, come nel caso di specie, prevede la reclusione da 1 a 6 anni.

L’operazione è stata denominata “Casse di Crasso”, sulla scia dell’utilizzo del latino o della storia romana per dare il titolo alle operazioni. Crasso era considerato il banchiere di Roma e membro del triumvirato con Cesare e Pompeo negli anni della Repubblica Romana, prima dell’avvento dell’impero. Crasso fu, in assoluto, la persona più ricca della storia romana, con un patrimonio, rivalutato e ricostruito al 2008 dalla rivista Forbes, che sarebbe ammontato a circa 170 milioni di sesterzi pari a circa 1 miliardo di euro odierni.










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