Tentò di salvare Alfredino Rampi

Nettuno piange la scomparsa di un eroe: oggi l’ultimo saluto ad Angelo Licheri

“Angelo si è ritrovato con il suo amico Alfredino” queste le prime parole di don Giuseppe alla funzione di addio ad Angelo Licheri.
“Il nostro Angelo, anzi lo abbiamo conosciuto tutti come ‘l’angelo del Vermicino’, è stato in vita un uomo sempre molto altruista. Nella tragedia ha sentito la spinta di andare in quel pozzo per salvare un’anima, il nostro compito, la responsabilità di ognuno di noi. Nonostante non fosse ciò che desiderava, ha avuto una spinta in più che lo ha reso un eroe”. Anche se, chi conosceva Angelo, sapeva che lui non ha mai amato farsi definire tale, oggi per salutare Angelo si sono presentati numerosi alla parrocchia di San Paolo Apostolo a Nettuno. L’umore spezzato dalla tristezza di aver perso una persona che ha dato tanto, sempre generosa, e la certezza che quell’eroe avrà, forse, trovato sollievo a quel rimpianto che lo ha attanagliato per trent’anni.
“Un pezzo di storia se ne va, ma rimarrà nel nostro cuore. Nella nostra vita dobbiamo testimoniare la disponibilità ad essere presenti per chi ha bisogno di noi”.
Poi, uno sguardo anche alle istituzioni presenti, il Sindaco di Nettuno, Alessandro Coppola, e l’Assessore Claudio Dell’Uomo. “La presenza delle istituzioni è un ‘grazie’, un riconoscimento a questo altruismo, ad un uomo che ha sentito il proprio dovere di dare aiuto”.
Da qui aggiunge la sua personale conoscenza di Angelo: “Io l’ho conosciuto, in messa si sentiva meglio, ma la paura di non farcela l’ha stroncato” il rimpianto di quella impresa fallimentare, il peso di non avercela fatta, di non aver stretto abbastanza il piccolo Alfredino; questo il ricordo che ha tormentato Angelo per gli ultimi trent’anni della sua vita. “Che il Signore lo allevi di questo dolore. La debolezza umana non è sopportabile, ma la testimonianza della forza l’abbiamo qui davanti a noi, Angelo” indicando il feretro ricoperto di fiori, corone e la bandiera sarda.”
“Ha cercato di salvare questo bambino e, ora, si trovano di nuovo. Alfredino lo chiama: ‘adesso ti voglio affianco a me, ora ti riconosco’; Ora Angelo potrà stringerlo come non è riuscito prima”.
“Lui non si identificava come un eroe – ha concluso il parrocco –  ma ciò che ha fatto è stato un grande momento per tutti. E’ stato testimonianza di altruismo per tutti noi. Non servono cose straordinarie nella nostra vita, serve un quotidiano straordinario, come ha fatto Angelo. L’amore che ha avuto per Alfredino senza conoscerlo, questo è l’Amore.”
Al cordoglio si sono uniti i volontari della protezione civile sia della sezione Nettuno che della Garbatella, le operatrici della casa di riposo della “Fondazione San Giuseppe” e il figlio di Angelo. La madre di Alfredino non è stata presente, ma da tutta la famiglia Rampi è stata apposta una corona sulla bara. E’ stata presente invece, l’associazione Alfredo Rampi.
“Caro Angelo ti ricorderemo per il tuo altruismo. Abbiamo trascorso insieme 8 anni e ci siamo presi cura di te, hai sempre dato conforto a tutti noi. Ora vola in cielo, abbraccia Alfredino e stringilo come non hai potuto fare. E ora da lassù veglia su di noi. Ciao Angelo”. Le parole di un’operatrice della casa di riposo a nome di tutta la “Fondazione San Giuseppe”.
“Caro Angelo ti abbiamo voluto sempre molto bene, sei un esempio di coraggio e tenacia e il tuo grande cuore ha ispirato molti giovani volontari a dedicarsi agli altri. Ti vogliamo bene”. Il saluto dai volontari della Protezione Civile sezione Garbatella.
Infine le parole incompiute di uno dei suoi tre figli, Stefano Licheri, che per l’emozione non è riuscito a concludere il suo intervento: “Ultimamente sono tornato a parlare con mio padre – dopo un brusco allontanamento di Angelo dalla sua famiglia – l’ho riscoperto. Mi rallegra sapere con la vostra presenza che  c’è tanto amore per mio padre…” ma Stefano si interrompe per le lacrime, lasciando il pulpito.
L’ultimo saluto, le carezze sulla bara e il feretro, come un eroe, viene portato via con l’omaggio della Protezione Civile che lo ha accompagnato a sirene accese.
Questo è l’epilogo, di un eroe nazionale che non è riuscito nella sua impresa, ma è stato simbolo di un altruismo sincero per realizzarne molte altre.
La redazione del Clandestino si unisce all’unanime cordoglio, ciao Angelo riposa in pace.
(Raffaele Di Ronza)


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