Ardea, titolari di note pasticcerie

I fratelli pasticceri in carcere per usura nei guai anche per evasione fiscale FOTO

Prosegue con un sequestro milionario l'attività delle forze dell'ordine tra Ardea e Pomezia, dopo gli arresti di luglio per usura ed estorsione. "Una maxi frode fiscale è stata scoperta dai finanzieri del Comando provinciale di Roma, che nel corso dell’operazione ribattezzata «Dessert» hanno sequestrato beni per un valore di oltre 3,5 milioni di euro, nei confronti di 6 persone, indagate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri per i reati di trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e bancarotta fraudolenta". Lo riporta una nota stampa del Comando provinciale della Guardia di Finanza.

INDAGINI PARTITE DA VERIFICHE FISCALI SU PASTICCERIE E BAR TRA POMEZIA E ARDEA

"Le indagini delle Fiamme Gialle della Compagnia di Pomezia hanno preso le mosse da tre verifiche fiscali eseguite nei confronti di altrettante imprese della zona operanti nel settore della produzione e vendita di pasticceria e servizi di bar e catering, riconducibili a due fratelli di origine calabrese" - si tratta di Guiderdone Vincenzo e Guiderdone Leonardo - "attualmente reclusi presso la casa circondariale di Velletri per i reati di usura ed estorsione".

"Dagli accertamenti - prosegue la nota stampa - sono emerse, oltre all’occultamento al Fisco dei proventi dell’attività commerciale per circa 7 milioni di euro e all’evasione dell’Iva per circa 1 milione, sistematiche condotte distrattive poste in essere dai due fratelli con il supporto di altre quattro persone, volte a evitare il pagamento dei fornitori e il versamento delle imposte dovute all’Erario, che hanno causato il fallimento di una delle società coinvolte".

PROVENTI ILLECITI REINVESTITI PER CREARE NUOVI PUNTI VENDITA

"In particolare, è stato appurato lo svuotamento dei conti correnti delle imprese e il trasferimento di rami di azienda a soggetti giuridici di nuova costituzione, che venivano intestati a 'prestanome' ma rimanevano, di fatto, nella disponibilità dei due fratelli.

Parte dei proventi illeciti accumulati dai fratelli, pari a circa 1 milione di euro, era stata reinvestita nell’acquisto di immobili ed attività commerciali, con la creazione di nuovi punti vendita.

Gli elementi raccolti hanno consentito all’Autorità Giudiziaria veliterna di disporre il sequestro preventivo - finalizzato alla confisca 'per equivalente' - di 9 immobili a Pomezia, Ardea, Velletri, Roma e Potenza, 11 autovetture e circa 230.000 euro in contanti, rinvenuti nell’abitazione di uno degli indagati". Gli immobili sequestrati in via preventiva, secondo quanto appreso da ilCaffè.tv, sono abitazioni e locali commerciali.