Succede al card. Marcello Semeraro

Messa in piazza per l'insediamento del nuovo vescovo di Albano Vincenzo Viva FOTO

Andate, predicate e curate!”. È questo il versetto del Vangelo scelto per il suo motto episcopale da monsignor Vincenzo Viva, consacrato vescovo di Albano mercoledì 8 settembre, dal cardinale Marcello Semeraro, co-consacranti il cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, e monsignor Fernando Tarcisio Filograna, vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli.

Monsignor Viva, che è il 163° Vescovo della diocesi suburbicaria di Albano, è il primo ordinato nella città e nella Chiesa albanense e vi ha contestualmente iniziato il suo ministero pastorale.

A inizio della celebrazione, è stata letta dal vicario generale della diocesi di Albano, don Franco Marando, una lettera inviata da papa Francesco al Cardinale Marcello Semeraro, in cui il Pontefice ha sottolineato la cura generosa che lo stesso Semeraro ha riservato durante la sua vita nel rapporto con i giovani e le famiglie e il valido e generoso aiuto offerto al servizio della Chiesa, in vari dicasteri e, personalmente, allo stesso Pontefice.

La Bolla papale di nomina del nuovo Vescovo di Albano è stata invece letta dal Cancelliere Vescovile della diocesi di Albano, don Andrea De Matteis.

«Cerca la giustizia, la fede, la carità, la pace – ha esordito nella sua omelia il Cardinale Semeraro, citando la seconda lettera di San Paolo apostolo a Timoteo – insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro: è l’esortazione paolina, carissimo Vincenzo, che Francesco ha voluto riprendere per te nella Bolla di nomina, che ti ha inviato ed è stata appena letta. È un elenco di virtù che l’Apostolo propone a chi riceve il mandato di guidare una comunità. Qui al primo posto c’è il senso della giustizia, che è la condizione cristiana nella quale ti ha posto la chiamata del Signore; c’è poi la forza della fede, che ti consentirà di rispondere all’iniziativa divina, sicché tu possa tradurla in opere sante e vivere nella pace, ossia nella Chiesa, alimentandone la comunione. In un’altra lettera a queste medesime virtù l’apostolo aggiunge la pazienza e la mitezza. Questa sera, quindi, la grazia della piena e totale conformazione a Cristo dev’essere l’orizzonte della nostra preghiera di tutti noi. Di te, anzitutto, carissimo Vincenzo, che oggi sei reso partecipe del sommo sacerdozio di Cristo».

Al termine della celebrazione, il vescovo di Albano, Vincenzo Viva ha tenuto a salutare e ringraziare tutti i presenti – Cardinali, Arcivescovi e Vescovi, Ambasciatori, sacerdoti, autorità civili e militari, familiari, tra cui i genitori, il fratello e la sorella, e amici, molti dei quali giunti dalla Puglia – e quanti, pur assenti per vari motivi, in particolare ammalati e anziani, gli hanno fatto sentire forte la loro vicinanza e la loro preghiera, sostenendolo in questo tempo.

«Il mio primo e grato saluto – ha detto il Vescovo Viva – è rivolto ai fratelli e alle sorelle della Chiesa di Albano: eccomi, sono qui con voi e per voi e sono felice! Grazie per la vostra accoglienza, per i tanti messaggi e preghiere che ho ricevuto da voi in questi mesi. Sono stati importanti per me, perché ho percepito la vostra cordiale accoglienza: grazie! A tutti dico: iniziamo con gioia e con fiducia nel Signore il nostro cammino insieme».

Quindi, monsignor Viva ha invitato tutti a condividere il mandato missionario di Gesù, che ha voluto scegliere nel motto episcopale: «Andare – ha aggiunto Viva – vuol dire condividere oggi, nel nostro tempo, la missione di Gesù: ripetere i suoi gesti di redenzione, rispondere alla grazia del battesimo per evangelizzare ed essere ancora evangelizzati, uscendo da noi stessi. “Predicare il regno di Dio” ci richiama anzitutto all’ascolto serio del Vangelo con il suo messaggio di fraternità, di verità e libertà e quindi il testimoniare il Vangelo di Cristo con la nostra vita di figli del Padre e di fratelli tra noi. “Curare” significa prendere veramente a cuore ciò che incontriamo nel nostro cammino e che il Signore ci affida: anzitutto le persone e le relazioni, i compiti che abbiamo, le comunità e le istituzioni, pensando e agendo a partire dagli ultimi per vivere così una vita cristiana, cioè pienamente umana. Mi sembra che questa sia una questione cruciale per il nostro tempo, in tutti gli ambiti».

I ringraziamenti, poi, sono stati estesi a papa Francesco per la fiducia posta in lui, e al Cardinale Marcello Semeraro per la grande e affettuosa paternità testimoniata.

















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