Dopo il sequestro di 400 kg nel 2016

Narcotraffico dalla Calabria al litorale romano, 29 condanne al processo "Magma"

Ventinove condanne e due assoluzioni per gli imputati nel processo antimafia denominato "Magma", relativo agli affari portati avanti soprattutto con il narcotraffico dal clan Bellocco di Rosarno, mettendo radici anche nel Lazio. A emettere la sentenza per gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato è stato il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Reggio Calabria, Maria Rosa Barbieri. 

Il pm antimafia Francesco Ponzetta aveva chiesto condanne per un totale di oltre tre secoli e mezzo di carcere. Per quanto riguarda gli imputati del litorale romano, il pubblico ministero, nello specifico, aveva chiesto 20 anni di reclusione per Marco Fiori, 47enne di Anzio, 20 anni per Alessandro Fonti, 48enne di Ardea, 8 anni per Francesco Fortini, 28enne di Nettuno, 19 anni e 8 mesi per Bruno Gallace, 48enne originario di Guardavalle, esponente dell'omonima cosca e residente ad Anzio, 20 anni per Vincenzo Italiano, 49enne di Anzio, 7 anni per Nicola Marinelli, 48enne di Latina, 12 anni e 8 mesi per Simone Massidda, 42enne di Nettuno, figlio del noto narcotrafficante Giancarlo, 7 anni e 10 mesi per Caterina Mosciatti, 54enne di Ardea, e 4 anni per Vincenzo Pellegrino, 61enne di Pomezia, più volte coinvolto in traffici di droga. 

Secondo gli inquirenti, ad operare sarebbe stata un'associazione per delinquere di stampo mafioso, con al vertice Domenico e Umberto Bellocco, che avrebbero dato al calabrese Francesco Corrao, per il quale erano stati chiesti 20 anni di reclusione, il ruolo di reggente della cosca nel Lazio, lasciandogli autonomia nel traffico di droga, armi e nelle estorsioni ad Anzio, con l'obbligo però di corrispondere ai vertici della cosca, a Rosarno, parte dei proventi degli affari criminali. Un'organizzazione mafiosa in cui lo stesso Italiano avrebbe avuto un ruolo di primo piano, affiancata da un'organizzazione criminale dedita al narcotraffico, in cui sarebbero stati impegnati, oltre a Italiano, Fiori, Fonti, Fortini, Gallace e Massidda. Il clan Gallace, da anni ormai radicato sul litorale romano, avrebbe infatti fornito droga ai Bellocco. E più in generale l'organizzazione si sarebbe occupata di reperire carichi di cocaina, marijuana e hashish in Argentina e Costa Rica, facendo poi giungere la sostanza stupefacente nei porti di Le Havre, Rotterdam e Gioia Tauro, oltre a dedicarsi a coltivazioni di cannabis indica nel Lazio e in Toscana. In Costa Rica, per recuperare coca, si sarebbe recato lo stesso Fonti, mentre a rifornire di sostanze stupefacenti Corrao sarebbe stato Gallace, utilizzando Massidda. Fonti e Mosciatti avrebbero poi programmato insieme ad altri una rapina alle poste di Marina di Ardea a dicembre 2018, sventata con l'arresto di una donna trovata in possesso anche di un fucile automatico d'assalto. Italiano e Pellegrino avrebbero infine costretto la Autocentro Medaglie d'Oro srl di Anzio a predisporre una lettera di assunzione per Umberto Bellocco, documento utile a quest'ultimo per poter giustificare il suo trasferimento nel Lazio, vicino a quell'avamposto che la 'ndrangheta stava creando. 

Il giudice Barbieri ha condannato Corrao a 20 anni di reclusione, Fiori a 18 anni e 8 mesi, Fonti a 20 anni, Fortini a 20 anni, Gallace a 20 anni, Italiano a 20 anni, Marinelli a 3 anni e 4 mesi, Mosciatti a 6 anni e 8 mesi, e Pellegrino a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni. Applicata inoltre, come misura di sicurezza, la libertà vigilata per due anni a Corrao e Italiano. Assolto invece Massidda.

L'inchiesta "Magma" è partita dal sequestro, nel 2016, di quasi 400 chili di cocaina, gettati in mare in Calabria dall’equipaggio di una motonave. Tra pedinamenti, intercettazioni, arresti e sequestri di droga compiuti dalla Guardia di finanza, a pesare sono state poi le dichiarazioni di sei collaboratori di giustizia.












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