A febbraio aveva stroncato il progetto..

Discarica alla Cogna: Provincia fa dietrofront? “Non rilevano ragioni ostative”

Le "vasche" da riempire di immondizia, secondo il progetto Paguro
L'ex cava prescelta dalla Paguro per la discarica, al confine tra Aprilia e Ardea, vicino Lido dei Pini
Il sito della Cogna visto da terra. Là sotto ci sono falde acquifere già contaminate
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“I posizionamenti espressi dai Servizi ed Uffici provinciali competenti, non rilevano allo stato ragioni ostative all’intervento”. Così è scritto nel verbale della seconda Conferenza dei servizi, ossia il tavolo tecnico-istituzionale chiamato a discutere il progetto del mega-immondezzaio che la Paguro Srl vuol fare ad Aprilia, nell'ex cava di pozzolana al confine con Tor San Lorenzo e vicino ad Anzio, Lido dei Pini.

È questa la posizione espressa dalla Provincia di Latina, presente alla seconda riunione tecnica sul caso Paguro dello scorso 8 luglio, presente alla Conferenza dei servizi con l'ing. Gianfranco Crippa, del Settore Ecologia e tutela del territorio. È lui il Rappresentante Unico per la Provincia di Latina per i procedimenti di Valutazione Ambientale e i PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale) quale è quello del caso Paguro. Quindi la sua è la posizione ufficiale degli uffici/organi tecnici della Provincia.

LE PESANTI OSSERVAZIONI A FEBBRAIO

Il verbale inoltre ricorda quanto già osservato e deciso dalla Provincia di Latina. Ossia le pesanti osservazioni con cui gli uffici tecnico - ambientali lo scorso 1° febbraio avevano stroncato il progetto di discarica. Otto gravi pagine firmate firmate dall'ing. Antonio Nardone, dirigente del Settore ecologia e tutela del territorio, e protocollata dalla Regione in data 1/2/2021 registro ufficiale ingresso n. 0096547. Già nel 2016 la stessa Provincia aveva bocciato duramente la prima proposta di discarica della stessa Paguro, nello stesso sito. Proposta poi rigettata dalla Regione Lazio nell'ottobre 2018.

IL “MISTERO” DELLA LEGGE SUGLI ATO

Alle nuove osservazioni provinciali si aggiungerebbe la proposta di legge regionale presentata dalla Provincia, per istituire e far partire finalmente gli Ambiti territoriali ottimali dei rifiuti nel Lazio. Cioè gli ATO, previsti dalla legge nazionale sin dal 1997 e da quella regionale sin dal 1998, ma rimasti finora solo sulla carta. Il Consiglio provinciale di Latina ha deliberato – come prevede la normativa - tale importante proposta di legge un anno fa, il 29 luglio 2020.

Ebbene, proprio tali osservazioni e tale proposta di legge vorrebbe ricordare il seguente, contorto passaggio del verbale della seconda Conferenza dei servizi: “Salvo comunque, in taluni casi, il preannuncio di condizioni e di idonei quadri prescrittivi ai fini delle autorizzazioni di competenza, anche in sede di eventuale rilascio finale di queste ultime, prefigurate negli allegati citati - salva in ciò restando la considerazione che sarà riservata alle osservazioni formulate dagli Organi Politici della Provincia, nella fase di emissione dell'avviso al pubblico ex art.27-bis co-4 del D.Lgs. 152/06. Nella nota odierna è espressamente precisato che le relative posizioni sono espresse allo stato e con riserva comunque di integrazioni/emendamenti e nuove valutazioni ai fini della terza e conclusiva conferenza, anche in funzione, eventualmente, di ulteriori pronunciamenti sopravvenuti, con particolare riguardo a quelli del Consorzio di Bonifica del Litorale Nord”. Se la nostra “traduzione” in italiano corrente è corretta, s'impone una domanda…

COSA C'È DIETRO ALLO SCARICABARILE ROMA-REGIONE?

… Come mai adesso per la Provincia di Latina “non rilevano ragioni ostative” alla realizzazione della discarica Paguro?

Non solo. Viene da domandarsi anche un'altra cosa: che fine ha fatto quella proposta di legge per dare alle Province veri poteri sui rifiuti e quindi anche la concreta possibilità di decidere se e dove fare discariche nel proprio territorio?

Probabilmente, la risposta a questa domanda è cruciale anche rispetto al problema dei problemi: Roma e la sua disastrosa gestione dei rifiuti.

C'è anche tutto questo dietro al valzer di accuse e allo scaricabarile tra il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, e Virginia Raggi, sindaca di Roma nonché capo dell'ex Provincia di Roma, oggi Città Metropolitana. Perché? Semplice: non sono chiare tutte le prerogative e i poteri delle Province in materia di rifiuti (Città metropolitana guidata dalla Raggi, nel caso di Roma). Senza gli ATO, in pratica, le Province non possono decidere realmente come gestire i propri rifiuti, quali impianti realizzare e dove metterli.

INTANTO LA REGIONE ACCENTRA I POTERI

Ma c'è di più. Nel frattempo, la Regione Lazio ha tolto alle Province e alla Città Metropolitana di Roma buona parte delle competenze in materia di rifiuti. Lo ha fatto con la legge regionale numero 16 dello scorso 23 novembre, revocando le deleghe agli uffici provinciali.

E poi il 26 maggio scorso l'amministrazione Zingaretti ha ulteriormente cambiato quella legge, ingarbugliando ancora di più la procedura per autorizzare gli impianti industriali.

Sta di fatto che la Provincia di Latina oggi come oggi afferma che non ci sono “ragioni ostative” per fermare il progetto della discarica Paguro tra Aprilia e Ardea, a due passi da Anzio. Mentre i tecnici restituiscono la palla ai politici pontini. Cosa faranno questi ultimi?

Resta infine da capire cosa ne sarà del divieto di sversare nuovi rifiuti nei siti come l'ex cava della Cogna e la mega-discarica inquinante di Borgo Montello-Bainsizza. Tale divieto è contenuto nell'attuale Piano provinciale dei rifiuti, laddove prescrive che per realizzare nuovi impianti di trattamento e/o smaltimento “si dovranno escludere i siti interessati da discariche, per le quali non è conclusa la bonifica”.

 

Francesco Buda e Roberto Lessio