Ardea, liti familiari

Tentò di uccidere il cognato per avere soldi, condanna definitiva a sei anni

Tre anni fa aveva cercato di uccidere ad Ardea il cognato, l'imprenditore Romeo Caronti, con l'intento di estorcergli del denaro. Giustino Aldrighetti, 55 anni, è stato condannato in via definitiva a sei anni di reclusione. I fatti risalgono al 23 aprile 2018. La vicenda, secondo i giudici, va inserita "in un contesto di screzi familiari". Aldrighetti "pretendeva dal cognato la corresponsione dell'indennità di fine rapporto per gli anni di lavoro svolti alle sue dipendenze, mentre Caronti non intendeva corrispondergli nulla, in quanto in passato aveva elargito all'Aldrighetti somme di denaro, documentate nelle buste paga, complessivamente ben maggiori di quella vantata a titolo di trattamento di fine rapporto". Tre anni fa, il 55enne si presentò nell'azienda di Caronti esclamando: "Non devi mettere in mezzo la famiglia, ti spacco la capoccia, ti rovino". All'improvviso poi colpì l'imprenditore alle spalle, facendogli sbattere la fronte contro la sua auto e facendolo finire a terra, dove continuò a colpirlo con violenza alla testa prima di essere bloccato a fatica due due operai di nazionalità tunisina, principali testimoni dell'aggressione. La vittima venne ricoverata d'urgenza in ospedale e alla fine sottoposta a due interventi chirurgici con craniotomia, a causa di un ematoma cerebrale. Per i medici del San Camillo di Roma, Caronti era stato "in pericolo di vita per la potenzialità evolutiva delle lesioni". Aldrighetti è stato così condannato dal giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Velletri a otto anni e 4 mesi di reclusione. La pena è stata poi ridotta a sei anni dalla Corte d'Appello di Roma, che ha "riconosciute all'imputato le circostanze attenuanti generiche equivalenti alle contestate aggravanti", e la pena è stata rideterminata in anni sei di reclusione. Ora la sentenza è stata resa definitiva dalla Cassazione, che ha dichiarato il ricorso del 55enne inammissibile. Nessun dubbio sul tentato omicidio: "se non fossero intervenuti i due operai tunisini - spiegano i giudici - a contenere, con fatica e rischio personale, la furia dell'aggressore, il quale per ben tre volte si era divincolato ed era tornato a colpire la vittima, già esanime dopo il primo urto, gli effetti sarebbero stati letali per Caronti".






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