Il killer non aveva subìto Tso

Sparatoria Ardea: la Procura vuole fare luce sulla pistola. Sarà lutto cittadino

Tre morti innocenti e il suicidio del killer, che si è sparato alla testa con la stessa pistola con cui poche ore prima in un consorzio di Ardea aveva tolto la vita a due bambini di 5 e 11 anni e a un signore di 74. Su quell’arma, che apparteneva al padre dell’omicida, di mestiere guardia giurata e morto a novembre del 2020, ora la Procura di Velletri ha avviato degli accertamenti: perché il figlio 35enne Andrea Pignani ne era in possesso? A che titolo era detenuta?

A Colle Romito, il consorzio più grande di Ardea in cui ieri si è consumata la tragedia, si vocifera che il giovane, gravato da disagi psichici, da qualche tempo avesse preso l’abitudine di sparare colpi per aria. I fatti però dicono che alle forze dell’ordine non sono pervenute denunce formali o richieste di intervento per comportamenti anomali all’interno del consorzio, e soprattutto nulla che riguardasse l’uso di armi.

Leggi anche: Ministro dell'Interno: «Fatto gravissimo, bisogna capire come mai quell'arma fosse lì»

NESSUN ESPOSTO O DENUNCIA PER MINACCE ARMATO DI PISTOLA E NESSUN TSO

Il colonnello Michele Roberti, comandante del Reparto operativo del Comando provinciale dei Carabinieri, ha sottolineato che «non risultano denunce o esposti per minacce pregresse messe in atto dal soggetto nei confronti di familiari o terze persone armato di pistola». E ancora, smentendo alcune voci circolate nelle ore successive al triplice omicidio, il colonnello ha precisato che: «Allo stato non risulta nessun legame pregresso tra il papà dei bambini e l’aggressore».

Si è parlato anche di un Tso nei confronti del 35enne ma il sindaco di Ardea smentisce con certezza di aver mai firmato un trattamento sanitario obbligatorio per quel giovane, che peraltro risiedeva in città da poco tempo. L'informazione è stata smentita poche ore fa anche dalla Asl Roma 6: "Si precisa inoltre che il sig. A.P. non è mai stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio presso le nostre strutture aziendali e non era in carico ai servizi territoriali di salute mentale".

Quello che è vero è che, con la madre, Pignani aveva avuto una violenta lite nella loro casa di Colle Romito a maggio del 2020 ed era stato, sì, portato in pronto soccorso, ma volontariamente e per un forte stato di agitazione. Il 35enne, scrivono i carabinieri, al NOC di Ariccia era stato "sottoposto a consulenza psichiatrica, a seguito della quale veniva dimesso la mattina successiva con diagnosi «stato di agitazione – paziente urgente differibile che necessita di trattamento non immediato Si affida al padre»".

FREDDATE TRE PERSONE, DUE BAMBINI E UN PENSIONATO

Domenica mattina il sole batte caldo su Ardea. Daniel e David, due fratellini romani, escono a giocare. Nel frattempo il signor Salvatore, anche lui di Roma, prende la bicicletta e pedala lungo le vie del consorzio. Colle Romito è una zona tranquilla, con la vigilanza all’ingresso, popolata tutto l’anno ma soprattutto in estate, quando i vacanzieri tornano negli alloggi estivi e trascorrono ad Ardea qualche settimana di mare.

Quella mattina esce di casa anche Andrea Pignani, che in mano ha la pistola calibro 7.65. Incontra i due ragazzini e il pensionato: mira e spara. Nessuna lite, nessuna ragione apparente: tre persone freddate in un attimo. Poi torna a casa, rientra e si chiude dentro mentre un imponente spiegamento di carabinieri fa ingresso nel consorzio e i soccorritori cercano disperatamente di salvare la vita delle tre vittime, ma nessuna sopravvive.

IL BLITZ DELLE FORZE SPECIALI, IL KILLER È GIÀ MORTO

Quello che avviene dopo è la cronaca che segue un delitto surreale e orrendo. I carabinieri accerchiano la villa di Colle Romito in cui si è barricato l’omicida e cercano di instaurare un contatto. Vengono chiamati anche i negoziatori esperti in mediazione; persino la madre di Pignani viene coinvolta nell’operazione nella speranza che possa convincere il figlio a consegnarsi. Lui però non risponde mai. Fuori le grida del padre dei due piccoli e la disperazione della moglie del 74enne, nessuno può credere a quello che è appena accaduto.

Quando ormai è chiaro che la mediazione non porterà risultati si decide per fare irruzione in casa. L’elicottero dei carabinieri atterra nel consorzio e fa scendere gli uomini dei reparti speciali dell’Arma, che in pochi minuti entrano per stanare il 35enne. Lo trovano già morto: si è suicidato con un proiettile in testa. Poco prima, mentre i militari facevano scattare le operazioni, nel consorzio era risuonato distintamente uno sparo.

ACCERTAMENTI SULLA PISTOLA

In una tragedia senza apparenti spiegazioni resta da chiarire una dinamica avvolta nel mistero e come sia accaduto che, ancora sette mesi dopo il decesso del padre ex guardia giurata, quella pistola calibro 7.65 fosse ancora in circolazione. Aspetti su cui dovrà fare luce la magistratura. Ardea, una comunità sconvolta, si prepara alla proclamazione del lutto cittadino.