Arresti e maxi sequestro

Alla protezione civile del Lazio 5,4 milioni di mascherine e camici irregolari FOTO

Tre persone sono finite in arresto nell'ambito dell'operazione "Giù la maschera", portata avanti dalla Procura di Roma, che ha fatto luce su un traffico di mascherine e camici non certificati destinati alla protezione civile del Lazio. Si tratterebbe di una fornitura di 5 milioni di mascherine FFP2 e 430mila camici durante la prima fase dell'emergenza coronavirus.

TRUFFA SU MASCHERINE E CAMICI PER LA PROTEZIONE CIVILE: ARRESTI E MAXI SEQUESTRO

I militari della guardia di finanza di Roma, eseguendo l'ordinanza del Gip del Tribunale capitolino, hanno messo agli arresti domiciliari un imprenditore di 66 anni, V.F., già attivo nel settore della carta stampata, il 41enne A.A. e il 51enne D.R., indagati a vario titolo per frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata. L'imprenditore e il 41enne anche per traffico di influenze illecite. È scattato anche un sequestro preventivo di quasi 22 milioni di euro, inteso come profitto dei reati contestati, a carico dei tre arrestati e di una società milanese nei cui confronti, inoltre, è stato disposto il divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione.

LA SEGNALAZIONE DELLA PROTEZIONE CIVILE

Le indagini sulle mascherine e i camici sono partite da una segnalazione fatta proprio dall'Agenzia regionale della Protezione civile del Lazio alla Procura di Roma. I finanzieri - gruppo tutela spesa pubblica e nucleo di polizia economico finanziaria - hanno ricostruito le vicende relative a una fornitura di 5 milioni di mascherine FFP2 e 430mila camici alla Regione Lazio da parte della società milanese in questione. La fornitura riguarda la prima fase dell'emergenza coronavirus (marzo-aprile 2020) ed era stato pattuito un prezzo totale di circa 22 milioni.

DALL'EDITORIA ALLA FORNITURA (IRREGOLARE) DI MATERIALE SANITARIO

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti l'impresa milanese, facente capo al 41enne A.A. - che "fino al mese di marzo 2020 era attiva soltanto nel settore dell'editoria", scrive la Guardia di Finanza di Roma - avrebbe "dapprima fornito documenti rilasciati da enti non rientranti tra gli organismi deputati per rilasciare la specifica attestazione e, successivamente, per superare le criticità emerse durante le procedure di sdoganamento della merce proveniente dalla Cina, ha prodotto falsi certificati di conformità", forniti da D.R., "anche tramite una società inglese a lui riconducibile, ovvero non riferibili ai beni in realtà venduti". Le indagini proseguono.






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