Latina, operazione Scarabeo

Documenti contraffatti per chiedere finanziamenti, in 13 a giudizio immediato

Giudizio immediato per i 13 arrestati a fine ottobre nell'inchiesta "Scarabeo", accusati a vario titolo, in base alle indagini svolte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Latina, di aver costituito un'associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, di reati di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale, falsa attestazione della presenza in servizio del pubblico impiegato, autoriciclaggio, contraffazione di pubblici sigilli, sostituzione di persone, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, abuso d’ufficio, favoreggiamento e corruzione per l’esercizio della funzione. Secondo gli inquirenti, la presunta organizzazione criminale avrebbe reclutato clienti esclusi dalla possibilità di accesso al circuito del credito per incapacità reddituale o per segnalazioni pregiudizievoli esistenti presso il sistema di informazione creditizio, fornendo loro consulenze personalizzate per l’individuazione dell’istituto di credito o dell’intermediario finanziario a cui indirizzare pratiche di finanziamento con modalità fraudolente, mediante l’oscuramento dei dati pregiudizievoli e la contraffazione delle buste paga, e successivamente inoltrando alle società finanziarie la documentazione predisposta. Un'inchiesta nata da una fuga di notizie in occasione delle indagini portate avanti dal sostituto procuratore Giuseppe Bontempo sull'occupazione abusiva di alcuni appartamenti nel complesso di edilizia popolare denominato "Colosseo", in via Bruxelles, di proprietà dell'Inps. A fare soffiate su indagini in corso, secondo gli inquirenti, sarebbe stato Francesco Santangelo, dipendente della Procura, addetto all'ufficio copie, e nel caso di via Bruxelles a essere informata dei sequestri che stavano per scattare sarebbe stata Serena Capponi, residente al "Colosseo" insieme a Nicola Natalizi, ex poliziotto che  ha lavorato a lungo in Procura e amico di Santangelo. Il dipendente della Procura è inoltre risultato essere un assenteista e occupare a sua volta abusivamente un immobile ex Inpdap in via Paganini. E sempre Santangelo, per gli inquirenti, avrebbe avuto informazioni sulle indagini da un'addetta alla segreteria del sostituto procuratore Bontempo, e sarebbe stato in contatto con Sergio Di Barbora, arrestato e condannato per la rapina a Banca dell'Etruria, il quale avrebbe chiesto, ma in tal caso invano, informazioni da riferire al pregiudicato Carlo Maricca su una procedura fallimentare e sulle indagini relative al decesso della moglie di quest'ultimo. Indagando sul dipendente della Procura, gli investigatori hanno così pian piano iniziato a far luce sulle presunte frodi alle finanziarie, a cui, oltre a Santangelo, avrebbero preso parte Di Barbora, Marco Capoccetta, entrambi collaboratori dell'agenzia finanziaria Sms srl, Giorgio Vidali e l'informatico Marco Scarselletti, impegnati con Fiditalia, tutti messi in carcere. A collaborare con loro sarebbe poi stato il responsabile della banca online Widiba, Giuseppe Cotugno, ugualmente messo in carcere. A beneficiare dei finanziamenti ottenuti illecitamente invece sarebbero stati tre dipendenti Asl, Giovanna Villani, Claudia Muccitelli e Loredana Mattoni, una dipendente del Comune di Latina, Serenella Mura, Paolo Fortunato Capasso, e lo stesso Natalizi, tutti messi ai domiciliari. Il meccanismo illecito è stato descritto dallo stesso Santangelo in una conversazione intercettata dai carabinieri: "Prima di prendere i finanziamenti vengono da me, perché sicuramente c'hanno qualche cazzo che, o hanno pagato in ritardo o pagato male o stanno a sofferenza. Allora io gli faccio i provvedimenti di .. di ..legali! Gli faccio le contestazioni, quindi li ripulisco e poi possono andare a chiedere i finanziamenti, se no li sputano, no!". Il processo inizierà, davanti al Tribunale di Latina, il prossimo 11 marzo.






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