Consegnata al sindaco Staccoli

L'associazione Fraschette Ariccia si appella a Zingaretti: "Aiutateci"

L'Associazione Fraschette Ariccia ha scritto una lettera disperata di aiuto consegnata in mattinata al sindaco di Ariccia Gianluca Staccoli. Una missiva, indirizzata al Presidente della Regione Lazio, per rappresentare le loro grosse difficoltà economiche con la chiusura totale delle loro attività commerciali. Il sindaco ha preso in carico la lettera e la invierà lunedì mattina al Presidente della Regione Nicola Zingaretti, così come aveva promesso quando ha ricevuto la delegazione dei gestori delle tipiche fraschette una settimana fa nel suo ufficio al comune.

Di seguito la lettera integrale

Stimato Presidente della Regione Lazio e caro Sindacoo,

siamo un gruppo associato di Imprenditori che operano nel settore della ristorazione tradizionale dei Castelli Romani ed in particolare nella zona di Ariccia.

Abbiamo pensato di scrivervi considerando il protrarsi dell’emergenza covid e delle restrizioni che stanno causando un’enorme perdita in tutto il settore horeca.

La nostra lettera non vuole essere una critica, una protesta o un attacco, ma un appello disperato, accompagnato da una serie di argomenti che da troppo tempo non trovano risposte.

Vengono consentiti assembramenti in contesti come centri commerciali (5 giorni su 7), metro, trasporti pubblici, Autogrill (non sono forse un mix tra bar e ristorante?), ma vengono penalizzati unicamente le nostre attività. Noi ristoratori, che abbiamo investito soldi e tempo per garantire sicurezza e distanziamenti nei locali, ci troviamo nuovamente a dover chiudere.

Pur avendo penalizzato di nuovo il nostro settore i contagi sono saliti nel periodo natalizio in cui gli unici a non operare erano proprio i ristoranti.

Chiediamo una spiegazione logica che coi consenta di avere una motivazione che giustifichi ogni giorno di chiusura.

Vi chiediamo di farci proseguire con il nostro lavoro e di penalizzarci ,se necessario, qualora colti nell’impossibilità di far rispettare le norme di sicurezza imposte dallo Stato.

Vi ringraziamo per aver scelto la salute sull’economia e vi sosteniamo, ma ora, vogliamo cercare di ragionare insieme per comprendere se veramente la radice del problema sia la ristorazione o altro.

I ragazzi sono i più penalizzati in questa situazione, poiché non temono più il virus ma la depressione che nel nostro Paese sta dilagando e che può avere conseguenze altrettanto gravi.

Non abbiamo sport, non abbiamo convivialità, e se prima avevamo paura di uscire e di far uscire i nostri figli, adesso siamo stanchi e vorremo poter tornare alla nostra vita, tenendo sempre come priorità le regole da far rispettare.

Vi chiediamo seriamente di prendere in considerazione i dati, osservando che in questo periodo non è stato il nostro settore la causa del protrarsi dell’aumento dei contagi. Perchè stiamo pagando un così alto prezzo? Perchè nonostante i disagi di un settore che sostiene questo Paese da anni abbiamo CIG in ritardo o non pervenuta, sostegni insufficienti e impossibilità di generare lavoro?

Abbiamo visto i nostri dipendenti perdere la loro dignità e noi con loro. Abbiamo visto madri incerte sul futuro da poter garantire ai propri figli e piene di paura, non per il virus, ma per una situazione che ci sta penalizzando sotto tutti i punti di vista, che non sembra avere una via di uscita.

Vi chiediamo un sostegno concreto che non vada a coprire solo le spese fisse, utenze e canoni, ma un sostegno che permetta di non far morire la nostra tradizione culinaria conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Siamo disposti a qualsiasi sacrificio, pur di riprendere il nostro lavoro e non guardare più il Paese che va verso il collasso seduti sul divano.

Vorremmo gli strumenti per collaborare nella ripresa, non da casa, aspettando un giorno che non arriverà mai. Non lasciateci soli economicamente.

Se questa richiesta, di tornare a lavorare nel rispetto delle norme di sicurezza vi sembra illegittima o irrealizzabile, allora spiegateci: come possiamo pagare, mutuo, affitto, bollette, sostenere i nostri dipendenti in attesa di una CIG che arriverà non si quando e preservare le nostre famiglie?

Non facciamo rivolte, ma domande a voi che siete alla guida della nostra economia.

Come possiamo continuare a sostenere le tassazioni che coi prosciugano le casse, se gli incassi mancano da un anno? Se lavorare non è più un diritto, allora pagare le tasse non dovrebbe essere più un dovere. Abbiamo compreso e sottoscritto la decisione di chiudere per i primi 3 mesi, lo rifaremo altre 100 volte.

Siamo vicini a tutte le aziende che sono fallite, probabilmente hanno solo velocizzato un processo in corso, ma noi che stiamo sopravvivendo da un anno siamo stanchi.

Siamo senza energia, senza opportunità e con la paura di non risollevarci quando arriverà la normalità. Aiutateci a costruire una nuova normalità, in cui due ragazzi possono godersi una cena fuori porta, elaborando nuovi modi per garantire un servizio che ci permetta di rimanere in piedi.

Aiutateci a capire come le persone ammassate su un mezzo di trasporto non siano più pericolose di persone sedute al tavolo ben distanziate come da vostre disposizioni. Vi stiamo chiedendo aiuto come Imprenditori che hanno investito tutta la propria vita nella crescita e diffusione del nostro cibo nel mondo.

“Rimaniamo più distanti oggi per riabbracciarci Domani” (cit.); “Fermiamoci Oggi per correre più veloci Domani”. Signor Presidente ricorda queste frasi? Ridateci il Nostro Domani, ridateci la Nostra Dignità!

Con rispetto,

Associazione Fraschette Ariccia – presidente Maurizio Zamparini

Confesercenti Ariccia – referente Monaldo Chiarelli







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