Borgo: pronto l'atto di forza del Comune

Pratica di Mare, sul cancello la Nova Lavinium fa un esposto ai carabinieri

Il cancello all'ingresso del borgo di Pratica di Mare non è stato tolto, nonostante i tre giorni di tempo concessi dal dirigente comunale per rimuoverlo siano ormai trascorsi; se da una parte il capo dell'area Urbanistica del Comune di Pomezia ha minacciato il ricorso alla forza pubblica nel caso in cui la società Nova Lavinium non avesse rispettato l'ordinanza, il 30 luglio la stessa società si è rivolta direttamente alle forze dell'ordine – i carabinieri di Pomezia – per chiedere che sia tutelata quella che affermano essere proprietà privata. Il nuovo scenario che si è aperto sulla complessa vicenda del borgo medievale di Pratica di Mare ha assunto i toni di una vera e propria battaglia tra Comune e privati e vede il suo atto meno noto in un esposto che la Nova Lavinium ha presentato alla locale caserma dei carabinieri, di cui il Caffè è venuto in possesso.

DENUNCIA PER CHI PROVERÀ A ENTRARE NEL BORGO
La Nova Lavinium srl si ritiene proprietaria dell'intero borgo di Pratica di Mare, aree cortilizie interne pavimentate e vicoli inclusi, e sta difendendo questa posizione sia in sede amministrativa, contro un recente pronunciamento del Catasto, che in sede civile, dove l'associazione La Lente si sta battendo per far riconoscere l'uso pubblico delle aree interne.
Il 30 luglio scorso la Srl ha presentato all'Arma dei carabinieri uno spesso plico di documentazione che ricostruisce l'intera vicenda, segnalando che, dopo l'ordinanza del Tar del 20 luglio (i cui contenuti sono stati a loro dire strumentalizzati dal Comune di Pomezia) seguita una settimana dopo dall'atto del dirigente che ha imposto la rimozione del cancello, sono state createaspettative nella cittadinanza “ad opera delle associazioni, dei media locali e ora anche ad opera del dirigente comunale” che rischiano di creare problemi di ordine pubblico. “Si chiede sin da ora – si legge nell'esposto presentato ai carabinieri – l'intervento di codesto Spett.le Comando affinché venga evitato l'ingresso nel Borgo ad opera di persone non autorizzate”.
Tale circostanza, precisa la Nova Lavinium, automaticamente comporterà una denuncia per chi proverà a entrare. Non solo: finché i procedimenti giudiziari non si concluderanno e tutti gli aspetti della vicenda saranno stati chiariti, la società annuncia che posizionerà all'ingresso del borgo un cancello provvisorio, stavolta a tutela della proprietà privata, “in attesa che sia pronto il cancello definitivo, già autorizzato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio”.

“I LAVORI NEL BORGO NON SONO FINITI”
Il ragionamento della Nova Lavinium è semplice: è stato il Comune di Pomezia a sospendere i lavori in corso all'interno del borgo, e sempre il Comune a verificare con un sopralluogo che i cantieri erano fermi, come del resto era stato disposto dalle proprie ordinanze di sospensione lavori. Così, unilateralmente e senza attendere collaudo e dichiarazione di fine lavori da parte della Nova Lavinium, li ha dichiarati conclusi. Per questo motivo il Tar, basandosi su quanto affermato dall'Ente di piazza Indipendenza, il 20 luglio ha stabilito che il cancello “da cantiere” deve essere rimosso.

Quei lavori, secondo la Nova Lavinium, sono tutt'altro che finiti, anzi: riprenderanno il 1 settembre prossimo, dato che le ordinanze comunali che li hanno bloccati sono ormai state neutralizzate dalla recente ordinanza del Tar che ne consente il prosieguo. Insomma, una “capriola” del Comune che avrebbe indotto persino il tribunale amministrativo a basare la propria decisione relativa al famoso cancello su presupposti errati e dichiarati da una sola delle parti in causa. La Nova Lavinium si fa forte anche del fatto che il Tar, nella stessa ordinanza, ha stabilito che non è necessario procedere al ripristino dello stato dei luoghi, cioè riportare il borgo alle condizioni iniziali, come invece era stato ordinato dall'ufficio Urbanistica.

La società sta rifacendo la pavimentazione del borgo medievale e sta eseguendo interventi di risanamento per l'accessibilità alla chiesa di San Pietro Apostolo, opere che il Tar non ha ritenuto di far demolire – come invece inizialmente era stato disposto da un'ordinanza del dirigente – e che a quanto pare tra poche settimane riprenderanno. La Nova Lavinium conclude quindi così:“Si declina ogni tipo di responsabilità per danni che dovessero accadere a persone o cose introdottesi in un'area sulla quale insistono lavori edilizi non terminati e non collaudati”.

“AL COMUNE ABBIAMO RISPOSTO”
Non è vero che quando il Comune ci ha chiesto chiarimenti non abbiamo risposto, sostiene la Nova Lavinium. All'indomani dell'ordinanza del Tar, il dirigente all'Urbanistica ha inviato alla Srl una comunicazione con la quale “si richiede di conoscere le determinazioni che vorrete assumere circa la rimozione spontanea del cancello”. A questa nota, ha scritto il dirigente, la società non ha dato riscontro. Falso, secondo la Nova Lavinium: “Nella realtà, la scrivente ha risposto (…) con propria Pec del 23.7.2020 (…) con attestata ricezione al Protocollo del Comune di Pomezia (…) in data 27.7.2020 alle ore 09:30:01. Cioè lo stesso giorno, in un orario antecedente a quello in cui è stata notificata l'ordinanza in cui il dirigente impone di togliere il cancello. I lavori sono autorizzati dalla Soprintendenza, non sono finiti e ripartiranno a breve, ha scritto la Nova Lavinium al dirigente, precisando che il cancello “non potrà essere rimosso per ovvie ragioni di sicurezza”. Visti gli ultimi risvolti questo aspetto conta assai poco: la società si è detta pronta a chiudere il borgo con un cancello a tutela della proprietà privata e dei lavori di restauro conservativo avviati per valorizzare il borgo.

D'altra parte questo martedì, di fronte al fatto che la Nova Lavinium ad oggi non ha tolto il cancello, il dirigente all'Urbanistica del Comune ha affidato a una ditta di Pomezia l'incarico di provvedere a rimuoverlo. Una vicenda complessa, i cui sviluppi sono difficili da prevedere, e che rischia di far perdere di vista la necessità di recuperare e restituire nuova luce a un gioiello storico e architettonico del territorio di Pomezia, le cui potenzialità potrebbero arenarsi in una sterile guerra di carte bollate.

 








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