Sono 2, ultimati ma mai consegnati

I Centri Polifunzionali del VI Municipio sono le nuove cattedrali nel deserto

Il Centro Polifunzionale Prato Fiorito

Lassismo, burocrazia farraginosa e una agenda politica che ha relegato ai margini la consegna dei centri polifunzionali del VI Municipio ai cittadini. Questa la somma delle cause che configurano ancora le strutture di Villa Verde e di Prato Fiorito come delle vere e proprie cattedrali nel deserto.

Le criticità comuni di Villa Verde e Prato Fiorito – La storia di questi centri li vede quasi come gemelli, in quanto condividono gli stessi problemi: ultimati nel 2016, da allora è stato un continuo accavallarsi di cavilli e barriere burocratiche che ne hanno esasperato la situazione. Esattamente un anno fa la Commissione Trasparenza in Campidoglio voluta da una Svetlana Celli che su questo nodo si è sempre battuta, sembrava aver sbloccato la situazione. Perlomeno quella del polifunzionale di via Gagliano del Capo. Quella riunione della Commissione stabilì uno snellimento delle pratiche burocratiche mai avvenuto. Infatti: “Questa amministrazione ci ha messo molto del suo, impedendo al consorzio Acru che ha realizzato la struttura di pagare le bollette”, ci dice Marco Puliafito del CdQ Villa Verde. Il Comitato presieduto da Puliafito ha partecipato alla Commissione Urbanistica capitolina presieduta dalla grillina Donatella Iorio che stabilì la consegna dei due stralci costituenti il polifunzionale di Villa Verde a giugno e poi a dicembre 2019. Ma ciò non è avvenuto: “Per noi del CdQ si tratta di lassismo sia da parte del consorzio che del Campidoglio”.

Su Prato Fiorito la battaglia più aspra – Più complessa la situazione del polifunzionale di Prato Fiorito, che però pare vedere qualche spiraglio, in quanto il 26 maggio c'è stato l'ennesimo sopralluogo propedeutico al collaudo dell'impianto termico. Il nodo fu reiterato da Marco Palumbo, consigliere Pd in Campidoglio, il 15 maggio con un comunicato sui social in cui addirittura minacciava un esposto alla Corte dei Conti: “La vicenda è emblematica di un’amministrazione comunale che non funziona” scriveva Palumbo chiosando così: “Se non perverranno valide motivazioni e un preciso cronoprogramma per l’apertura, valuteremo un esposto alla Corte dei Conti”.

Mastropietro: “Acea ci mise un anno e mezzo per gli allacci” – Sembra poi che Acea ci abbia messo “più di un anno e mezzo per allacciare la fornitura idrica” e i Dipartimenti Programmazione e Attuazione Urbanistica e Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana “tardavano a venire a fare i sopralluoghi e firmare le convenzioni” ci rivela Doriana Mastropietro, Presidente dell'Acru che ha realizzato la struttura. Anche lei sostiene che: “C'è un problema politico. L'anno scorso come Consorzio abbiamo chiesto l'affidamento temporaneo, richiesta respinta dalla maggioranza che ci ha prima accusato di non presentare il bilancio, cosa impossibile perché semplicemente noi non siamo tenuti a redigerlo, e poi avanzando insinuazioni rispetto a una nostra presunta attività opaca”.

Le responsabilità dei Dipartimenti – Ma le responsabilità dei Dipartimenti di cui sopra rispetto ad una burocrazia eccessivamente farraginosa sono un dato di fatto. Peraltro a puntare il dito sui dipartimenti c'è anche il Minisindaco del VI, Roberto Romanella che è d'accordo sia col consorzio che con il Pd nel dire che: “Il problema è tecnico. Secondo me dipende dal P.A.U. e non penso di dire castronerie se affermo che c'è qualche impuntatura a livello burocratico”. Romanella però contestualmente rimanda al mittente ogni accusa di mancanza di volontà politica precisando che: “Noi la parte municipale la seguiamo con dedizione maniacale, i principali sostenitori della presenza dei centri di aggregazione nei nostri quartieri siamo proprio noi”. Romanella apre anche all'affidamento temporaneo all'Acru a condizione però che “parta prima il bando, perché per noi è fondamentale sempre la massima trasparenza”. Alberto Salmè


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