Dopo 7mesi di lavori la data è 29 giugno

Il “nuovo” Parco Nemorense prossimo all’inaugurazione

È stata annunciata per il 29 giugno la riapertura del parco Nermorense, dopo il sopralluogo del 21 maggio scorso presenziato dall’Assessore all’ambiente del II municipio Rino Fabiano, dal Direttore del Dipartimento tutela e ambiente Guido Calzia e la Responsabile dell’Ufficio linea decoro Cristina Mammuccari.

La storia del parco – Realizzato nel 1930 con la funzione di parco di quartiere, parco Nemorense, esteso per circa 30.000 mt quadrati nel quartiere Africano, era sorto con l’idea di inserire attrezzature per il tempo libero in un ampio spazio verde, ispirato ai modelli paesistici e naturali. Al suo interno un circuito perimetrale cinge l’intero spazio e diversi viali si snodano verso il centro per raggiungere l’area giochi, lo chalet e la pista di pattinaggio, mentre a sud i laghetti artificiali disegnano un paesaggio naturale fortemente suggestivo. Immerso nella metropoli assediata dal cemento, parco Nemorense è una piccola riserva che incanta, tanto da esser stato immortalato da grandi registi come Ettore Scola e Nanni Moretti.

Il progressivo abbandono della storica area verde e la chiusura – O almeno incantava, prima che lo storico parco dedicato al poeta Virgilio venisse privato di qualsiasi intervento di manutenzione da parte delle istituzioni fino a diventare, negli anni, una discarica a cielo aperto e a tratti pericolante. L’11 novembre il parco veniva così chiuso e trasformato in area di cantiere. “Il Parco non riceveva un intervento complessivo da oltre dodici anni-spiega l’Assessore Fabiano- La salute delle piante era molto precaria, i viali consumati, i giochi vetusti e pericolosi, la scalinata completamente devastata e vandalizzata: Parco Nemorense era una delle tante vittime della mancanza di personale dell’ufficio giardini del Comune di Roma. Dal Dipartimento è stata scelta la soluzione di chiudere il parco e considerarlo area di cantiere”.

I lavori e la rinascita del parco – A distanza di sette mesi, tuttavia, si attende il completamento dei lavori che prevedono, tra le altre cose, la ristrutturazione dell’area giochi, la sistemazione di alberi e siepi e la consegna della storica scalinata. “Il ritardo dell’inizio dei lavori è stato l’oggetto della nostra scesa in campo e richiesta di spiegazioni alla ditta e al Dipartimento -riprende Fabiano- Da quel momento si è innescato un meccanismo per cui, prima del lockdown, avevamo previsto di riaprire il parco per il 25 aprile. Mi auguro che questo meccanismo, che ha visto la nostra mediazione insieme alla partecipazione e all’impegno dei cittadini, non si fermi più a guardare chi deve fare cosa, ma porti a fare tutti ciò che si deve, per continuare anche dopo l’inaugurazione”. Poco prima della chiusura del Parco si è sciolto il Comitato che si occupava della manutenzione in forma volontaria, dichiarando in una lettera: “Dopo 10 anni di attività che ci hanno visti insieme animare e difendere il Parco, è arrivato il momento di chiudere questa coinvolgente e impegnativa esperienza di volontariato attivo. Lasciamo il Parco parzialmente in mani ufficiali e regolamentate da un contratto chiaro ed inequivocabile. Speriamo che gli interventi rispettino quanto più volte concordato fra noi ed i progettisti del Dipartimento. Siamo sicuri che, eseguiti i lavori, con la vigilanza di chi ama il parco e dei ragazzi del chiosco, il degrado sarà più lento dell’ultima volta. Confidiamo che il rispetto per le cose comuni prevalga, sempre e comunque”. Risulta oggi ancora più chiaro il paradosso di un sistema che tende ad ostacolare la difesa dell’ambiente e facilita la cementificazione selvaggia. Le battaglie dei cittadini per il verde continuano ad essere strenuanti in molte zone della Capitale, dove i parchi sono indispensabili per “dare respiro” alla città e ai suoi abitanti. Quella di parco Nemorense sarà la prima inaugurazione a Roma di un’area verde dopo la quarantena, un periodo che ha messo ancor più in evidenza la necessità della salvaguardia e dell’ampliamento del verde come spazio “eletto” per la ripresa delle attività sociali e la sopravvivenza del pianeta. Francesca Zaccari









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