Come saranno gestite le liste d'attesa?

Riapertura ambulatori pubblici del Lazio. Cisl Medici: «Ora risorse e chiarezza»

Come verrano riorganizzate le liste d'attesa? Cosa succederà adesso a chi aveva una visita, un esame, un intervento prenotato presso un ambulatorio Asl del Lazio? Se lo domandano non solo i pazienti ma anche i dottori del servizio pubblico, in vista dell'annunciata riapertura delle attività ambulatoriali classificate come “non urgenti”. Molti medici della nostra regione, insieme a tantissimi colleghi in tutto il Paese, chiedono trasparenza e investimenti concreti per rafforzare davvero la medicina territoriale, cioè i servizi sanitari pubblici vicini alla gente attraverso le Asl e che sono tornati alla ribalta proprio con l'epidemia Covid19. «Sulla annunciata riapertura e rilancio del sistema ambulatoriale regionale, gravemente rallentato dalla forzata chiusura delle attività ordinarie nel periodo della pandemia Covid 19, occorre essere quanto mai chiari», affermano Nicola Buonaiuto e Giuseppe Pergola, dell’area Specialisti Ambulatoriali Interni della Cisl Medici Lazio. Il sindacato invoca l'arrivo di risorse verso gli ambulatori specialistici pubblici laziali, troppo spesso depotenziati e con i pazienti in balìa di tempi incerti e lunghissimi. «Non si esiti – proseguono i medici della Cisl Lazio - a completare ad orario pieno gli incarichi dei moltissimi Specialisti Ambulatoriali Interni che da anni attendono di potersi dedicare in maniera più stabile ed esclusiva ai propri pazienti negli ambulatori del Servizio Sanitario Regionale perché il governo delle lunghe liste di attesa passa prioritariamente e inevitabilmente attraverso un nuovo importante investimento sulle forze dei medici da mettere finalmente in campo».

Un appello quanto mai attuale, visto che ormai appare evidente l'inadeguatezza di un sistema basato sugli ospedali di eccellenza senza una rete di medici preparati e dotati di adeguate risorse sul territorio al di furoi degli ospedali, magari per far sì che i pazienti non arrivino negli ospedali stessi perché visitati e curati bene prima dalla sanità regionale. La già imbarazzante carenza di offerta sanitaria pubblica al livello di visite specialistiche è diventata ancora più drammatica con l'epidemia, on il blocco degli ambulatori. Ora, però, bisogna recuperare e la Cisl lo fa presente così: «L’attività ambulatoriale, spesso destinata alla complessa cura della cronicità, deve ripartire al più presto per riprendere un lavoro indispensabile per l’utenza e per ridurre il congestionamento di pronto soccorso e ospedale a cui, per necessità, molti pazienti sono stati costretti a ricorrere in maniera impropria. Le prestazioni rimandate vanno recuperate e le risorse economiche che verranno immesse nelle casse della sanità regionale dovranno sostenere le spese strutturali di piante organiche, carenze diffuse di personale, locali, attrezzature e dotazioni». E attenzione a non aggravare la già malata sanità regionale gettandola ulteriormente in logiche privatistiche. «Non ci convince – sottolinea il sindacato - l’ipotesi della semplificazione dell’acquisto di prestazioni del privato per la scarsa capacità o volontà di dotarsi di un disegno di prospettiva che permetta di mantenere le risorse acquisite all’interno della sanità pubblica. Chiediamo precisi protocolli per il recupero delle prenotazioni perdute, un governo delle priorità, la rigida pianificazione dei nuovi spazi di visita e della loro gestione in sicurezza con programmi di sanificazione. L’annunciata estensione degli orari di visita anche nei giorni festivi e i prolungamenti degli orari richiesti non possono realizzarsi senza la gestione delle sale di attesa, la presenza di personale di supporto e l’attivazione di un sistema di premialità che vada a riconoscere, senza dubbi interpretativi, i nuovi impegni che si chiedono ai medici», conclude la Cisl Medici Lazio. Cioè incentivare chi è bravo in modo chiaro e trasparente. 

 








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