Tensione in Regione Lazio

Scoppia la guerra ‘politica’ per il controllo della neve (e l’acqua) di Roma FOTO

TERMINILLO, 30 dicembre 2019 Cannoni sparano neve artificiale sul complesso sciistico
TERMINILLO, 26 febbraio 2020 Stagione sciistica compromessa dalla mancanza di neve
TERMINILLO, 14 gennaio 2020 Cannoni in azione anche sulle piste da fondo
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Il ghiacciaio della Marmolada, il più alto delle Dolomiti coi suoi 3343 metri d’altezza, rischia di scomparire entro i prossimi 20 anni a causa del riscaldamento climatico. Eppure c’è chi scommette che nel Lazio il complesso sciistico situato sul monte Terminillo, il più alto del centro Italia, possa avere davanti a se un futuro ancora glorioso, nonostante i suoi ‘soli’ 2217 metri. La provincia di Rieti, presieduta da Mariano Calisse (centro-destra), ha presentato in Regione un progetto che prevede la ristrutturazione e l’ampliamento degli impianti sciistici situati sul Monte Terminillo, conosciuto come la montagna di Roma, per la sua vicinanza alla città eterna. Un progetto ambizioso che, secondo i proponenti, dovrebbe rilanciare le attività turistico-ricettive e commerciali della zona e che rappresenta una risistemazione in salsa ‘green’ di quello precedente, classe 2014, bocciato dalla Regione Lazio. Di tutt’altro avviso 11 associazioni locali e nazionali che hanno presentato in Regione una corposa relazione tecnica con cui esprimono la loro totale contrarietà al progetto tra le quali figurano: WWF, Italia Nostra, Cai, Feder-Trek, Salviamo il Paesaggio, l’associazione Postribù, solo per citare quelle più conosciute.

L’ACCUSA: ANALISI METEO FALSATE
La lunga e dettagliata analisi tecnica del fronte ambientalista tocca innumerevoli punti critici. Il progetto – secondo il mondo associativo – sarebbe gravemente carente dal punto di vista burocratico. Del tutto insufficiente, per i cittadini, l’analisi degli habitat delle specie animali e vegetali, carente la protezione degli impianti sciistiche dalle valanghe, lacunosa l’analisi geologica ed idrogeologica. Ma il cuore dell’opposizione al progetto punta principalmente sull’analisi meteo-climatica della zona, relativa a dati – così soi legge tra le carte - non aggiornati da quasi un ventennio e relativi all’arco temporale 1979 – 2003. Analisi meteo climatica che “non tiene conto – così si legge tra le carte ora finite sulla scrivania della Regione Lazio - della crisi climatica globale, sottaciuta e nascosta, ricorrendo a informazioni metereologiche non aggiornate da circa un ventennio e non pertinenti alle condizioni atmosferiche attuali del monte Terminillo”. 

SUL TERMINILLO NEVICA POCO
“Tale rappresentazione lacunosa e non rappresentativa della realtà – spiega il fronte ‘green’ - mina dalle fondamenta le analisi economiche e finanziarie del progetto il quale, interessando il settore del turismo montano invernale, presuppone l’utilizzo di dati aggiornati e pertinenti. In una fase storica in cui l’emergenza climatica è divenuta argomento prioritario dell’agenda mondiale, è estremamente grave che i proponenti il progetto abbiano trattato la materia meteoclimatica con superficialità ed approssimazione non tenendo conto dell’estrema rilevanza di tali fattori al fine della valutazione di un progetto di ristrutturazione ed ampliamento di impianti sciistici.  I proponenti hanno rappresentato la realtà in modo distorto ed ingannevole con l’intento di falsare il processo decisionale”. In sostanza, sul Terminillo nevica sempre meno, si deve ricorrere sempre di più a cannoni e neve artificiale, anche sulle piste per il fondo, cosa mai avvenuta in passato. La temperatura media si alza sempre di più, questo dimostrano i dati meteoclimatici relativi al periodo  1999 - 2019, portati come prova dalle associazioni ambientaliste. 

PROGETTO SOTTO ACCUSA
Contro il progetto di ampliamento del complesso sciistico del Terminillo si è schierata anche la consigliera regionale grillina Silvia Blasi. “Ho presentato una interrogazione urgente a risposta scritta – ha dichiarato la consigliera pentastellata - al Presidente Nicola Zingaretti e all’Assessore ai lavori pubblici Mauro Alessandri per chiedere chiarimenti sul progetto che prevede la ristrutturazione e l’ampliamento  degli impianti sciistici nel comprensorio del Monte Terminillo. “Il progetto – risposta la politica nella sua nota - si configura come un vero e proprio Piano articolato che tende ad avviluppare l’intera montagna con potenziali gravi impatti su habitat, flora e fauna di interesse comunitario. Già nel 2014 il progetto originario è stato sottoposto a procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) che si è conclusa con parere negativo di Valutazione di Incidenza Ambientale per le influenze su diversi siti della Rete Natura 2000. A dicembre 2019 è stato aperto un nuovo procedimento amministrativo di VIA, nonostante il precedente non fosse mai stato concluso formalmente, al fine di analizzare il progetto “revisionato” che attualmente prevede 10 nuovi impianti di risalita (oltre ai 7 esistenti); 7 nastri trasportatori amovibili in galleria; 37 km di piste di sci alpino (tra nuove ed esistenti); 2 bacini di raccolta per impianti di innevamento programmato; 7 – conclude - rifugi in bioarchitettura”.

LO SCONTRO POLITICO
Il nostro giornale ha provato a contattare il consigliere regionale Massimiliano Maselli (FdI), vicepresidente della Commissione Sviluppo Economico, per chiedergli un parere sul progetto, ma senza ricevere risposta. L’unico a rispondere pubblicamente alle associazioni ambientaliste, almeno per il momento, è Daniele Sinibaldi, vicesindaco di Rieti (centro-destra): “Ripartono gli attacchi strumentali e anacronistici – attacca in un comunicato stampa - peraltro nel momento di maggiore crisi economica che la storia recente del Paese ricordi. Sia ben chiaro a tutti: il territorio reatino combatterà questa battaglia fino in fondo, in ogni sede, anche legale se dovesse servire. L’interrogazione del M5S dimostra l’inadeguatezza di certa classe politica che, nel momento in cui tutto il Paese è chiamato ad affrontare una sfida storica, si accanisce su uno dei pochi progetti di sviluppo finanziati nella provincia di Rieti. Faremo le barricate e chiediamo alla Regione Lazio di schierarsi dalla parte del territorio reatino, così come chiediamo al consigliere comunale del M5S Roberto Casanica e al deputato reatino pentastellato Gabriele Lorenzoni di prendere le distanze da questa infausta iniziativa del loro gruppo in Regione”. 


ITALIA: 200 IMPIANTI FALLITI IN 5 ANNI
Carcasse di funivie, seggiovie e skilift costellano l’arco alpino, ivi compreso quello che è conosciuto in tutto il mondo come il paradiso degli sciatori, ossia le Dolomiti. Negli ultimi 5 anni sono 200 gli impianti di risalita falliti, lo attesta un censimento redatto da varie associazioni ambientaliste, tra le quali Lega Ambiente, Mountain Wilderness e Cipra, la Commissione internazionale per la tutela delle Alpi. 40 in Val d’Aosta, 40 in Piemonte, 35 in Veneto, 25 in Friuli, a cui si aggiungono quelle abbandonate in tutto il tratto dell’appennino centrale e meridionale. A causa del caldo la stagione invernale si è accorciata di 38 giorni e molte piste dipendono dalla neve artificiale e, quindi, dai bacini idrici di riserva che sono sempre più rari, dato che piove col contagocce anche in montagna.


LO SCONTRO TRA ROMA, RIETI E ACEA
Sullo sfondo della guerra politica sul futuro degli impianti sciistici del Terminillo, si intravede lo scontro feroce che vede contrapposti da fine 2019 Comune di Roma e Acea (ora entrambi a guida grillina) da una parte e comune e provincia di Rieti (entrambe a guida centro destra) dall’altra. Proprio il comune di Rieti, difatti, ha presentato al Tribunale Superiore delle Acque pubbliche un ricorso giudiziario con cui sta cercando di bloccare le concessioni idriche (rinnovate da Regione Lazio e comune di Roma a giugno 2019) che permettono ad Acea di succhiare da due sorgenti situate entrambe in provincia di Rieti (Peschiera e Le Capore) tutta l’acqua necessaria a dissetare Roma e provincia, sostenendo. Tra le altre cose, il comune di Rieti sostiene che nel Lazio piove e nevica di meno e che il territorio reatino tutto ciò provoca una  pesante crisi idrica.


 








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