Ricerca su conseguenze delle restrizioni

Fumatori più stressati e più impauriti durante la quarantena. E fumano di più

Rispetto all'epidemia di Sars-Cov2, finora si era sentito parlare dei fumatori come di soggetti più vulnerabili, visto che Covid19 (la malattia innescata da questo coronavirus) attacca i polmoni. A ciò adesso si aggiunge il fatto che la quarantena ha indotto su di loro maggiore destabilizzazione, paura e frustrazione rispetto alle altre persone. Infatti, hanno fumato o svapato (sigarette elettroniche) di più rispetto a quando non c'era la clausura forzata per il coronavirus. In sostanza, aumenta la dipendenza da tabacco per far fronte allo stress da quarantena. In Italia,  la sofferenza aumenta tra coloro che sono abituati a una vita sociale mediamente più intensa, come i più giovani, nella fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni (40%), e coloro che vivono nelle grandi città (36%).a dirsi più colpite sono le donne rispetto agli uomini. E le donne italiane si dicono più colpite rispetto agli uomini.

Lo rileva una indagine della Nielsen, colosso mondiale nelle ricerche di mercato, condotta ad aprile in Italia, Sud Africa, Regno Unito, India e parte degli Stati Uniti (NY e California) su fumatori con età dai 18 ai 69 anni. In particolare, le restrizioni dovute all'epidemia, “hanno avuto un impatto molto negativo sulla vita quotidiana delle persone generando ansia e stress. Tutto ciò vale in particolare per i fumatori italiani. Le ripercussioni, mentali e fisiche, di questi provvedimenti si sono rivelate particolarmente pesanti per i milioni di fumatori che, per far fronte allo stress, hanno aumentato il loro consumo di tabacco”. Così afferma la nuova ricerca condotta commissionata dalla Foundation for a Smoke-Free World (la Fondazione per un mondo libero dal fumo), che ha analizzato l’impatto della quarantena sulle abitudini dei fumatori. Oltre due terzi degli intervistati ricorrano al tabacco e alla nicotina come mezzo principale per far fronte a stress e ansia.

Ecco alcuni dei principali risultati

IMPATTO SULLA SALUTE MENTALE

In Italia, il 29% dei fumatori afferma che il distanziamento fisico ha avuto un impatto molto negativo sulla loro vita. La percentuale è più alta se consideriamo solo le donne (35%) e più bassa tra gli uomini (24%). E all'estero? Riferisce di aver subìto la “mazzata” da quarantena il 35% degli intervistati in India, per il 29% in Italia, per il 24% in Sudafrica, per il 39% nel Regno Unito, fino ad arrivare al 43% negli Stati Uniti). Inoltre, le paure più diffuse sono risultate essere legate alla possibilità di ammalarsi, di essere ricoverati in ospedale e alla gestione di stress e ansia. 

SI FUMA DI PIÙ IN QUARANTENA

Circa le metà degli intervistati italiani (48%) fuma o svapa normalmente per combattere lo stress, mentre il 27% ha fumato o svapato di più in periodo di quarantena. Altre attività utilizzate per combattere lo stress sono: esercizi fisici (45%) e hobby vari (44%). Il 13% fa ricorso all’alcol, mentre all’estero la percentuale di chi beve per combattere lo stress aumenta fino al 34% nel Regno Unito e fino al 38% negli USA. Molti fumatori in Italia, il 45%, hanno mantenuto o aumentato il consumo di nicotina e tabacco durante questo periodo di restrizioni (Stati Uniti, 57%; Regno Unito, 44%; Sudafrica, 64%; India, 74%). Si sono notati maggiori consumi erano nei Paesi dove le autorità hanno posto divieti sull’acquisto di tabacco e alcol (India e Sudafrica): ciò potrebbe suggerire abitudini di acquisto alterate tra gli intervistati in quei Paesi.

PAURA DI CONTAGIARSI

Circa 1 su 4 (26%) tra i fumatori di sigarette tradizionali crede che il fumo aumenti il rischio di contrarre il Covid-19. Solo 1 su 5 (21%) crede ci sia maggiore rischio di contagio legato allo svapare. Le paure più diffuse sono risultate essere legate alla possibilità di ammalarsi, di essere ricoverati in ospedale e alla gestione di stress e ansia. Le percentuali quasi raddoppiano se si considerano gli intervistati risultati positivi al COVID-19 o che vivono con qualcuno che ha contratto il virus. Per loro le restrizioni hanno avuto un impatto negativo ben più significativo: in India per il 75%; in Italia per il 56%, in Sudafrica per il 45%; nel Regno Unito per il 68%; negli Stati Uniti per il 76%.

SCORTE DI TABACCO PER PAURA DI NON TROVARLO 

Incrementano gli acquisti di tabacco e nicotina: un terzo dei fumatori tradizionali (33%) e il 38% degli utilizzatori di prodotti a rischio ridotto hanno acquistato di più rispetto al periodo precedente al lockdown (la "chiusura" totale) per paura della chiusura dei tabaccai e altri negozi di riferimento, della scarsa disponibilità di prodotti e della difficoltà a uscire di casa. Molti consumatori di tabacco, sigarette tradizionali e sigarette elettroniche hanno riferito di temere che i negozi avrebbero esaurito i loro prodotti abituali. Questa paura, combinata con l’ansia di non poter uscire di casa, avrebbe spinto in molti casi i fumatori di sigarette a fare delle scorte (Stati Uniti, 45%; Regno Unito, 38%; Italia, 33%; Sudafrica, 32%; India, 50%).

AUMENTO DEL RISCHIO DI FUMO PASSIVO

Prima del lockdown,  circa un terzo (61%) degli intervistati italiani che usano tabacco combustibile lo facevano in casa. La percentuale è salita al 71% nel periodo delle restrizioni, con conseguente aumento del rischio di esposizione al fumo passivo per chi vive con i fumatori. 

TENTATIVI DI NON FUMARE

In Italia, il 37% dei fumatori tradizionali ha preso in considerazione la possibilità di smettere di fumare durante il lockdown. Il 18% ha effettivamente provato a farlo. 

 

 








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