Il quartiere rischia di perderlo

Quale futuro per il Punto di Primo Intervento del CTO Garbatella?

Dal 15 aprile scorso all’interno dell’Ospedale CTO di Garbatela è in funzione un nuovo servizio: un Pronto Soccorso Specialistico Ortopedico, capace di gestire in maniera autonoma i pazienti con problematiche di natura ortopedica e traumatologica. Una buona notizia, che sottolinea come il processo di specializzazione e rilancio della struttura ospedaliera, contenuto nell’Atto Aziendale, sta pian piano prendendo forma. Se non fosse che all’apertura di quella che dovrà essere una nuova eccellenza, corrisponde la progressiva chiusura del vecchio Punto di Primo Intervento (PPI).

Verso la specializzazione – Una data di chiusura ancora non c’è, visto che i due servizi, per ora, saranno attivi contemporaneamente. Ciononostante alcuni medici del PPI hanno inviato una lettera a tutte le istituzioni coinvolte, chiedendo conto della futura chiusura. È poi il carroccio ad aver maggiormente criticato questa decisione, dichiarando, sia a livello locale che comunale, che il territorio necessita di un PPI e che la specializzazione della struttura ospedaliera non può andare a discapito delle esigenze di un quadrante con un’età media piuttosto alta. “Si continua a parlare di chiusure - afferma il presidente del Municipio VIII, Amedeo Ciaccheri – ma quello che va analizzato è che dal 15 aprile nel CTO si è aperto un nuovo servizio, parte della specializzazione di una struttura che in passato era in crisi”. Una decisione, lo ricordiamo, che non è di competenza dei Municipio, ma di Asl e Regione. Nonostante questo da via Benedetto Croce ci si è sempre interessati al futuro di questo nosocomio, considerato un punto di riferimento per il territorio. “Penso che il CTO si sia rafforzato – ha dichiarato il minisindaco pensando anche alle ristrutturazioni e alla riacquisizione al patrimonio pubblico della struttura - Quello che dobbiamo chiedere è che continuino gli investimenti per renderlo un’eccellenza”.

Il futuro del PPI – Al momento non è chiara la data di effettiva chiusura del PPI, ma si lavora per evitare la perdita di questo presidio, per questo il minisindaco Ciaccheri ha preso l’impegno di battersi “affinché venga traslato in un’altra struttura sul territorio senza interruzione del servizio”. Abbiamo chiesto al Presidente Ciaccheri se potrebbe essere questa l’occasione per riprendere un progetto come la Casa della Salute del San Michele a Tor Marancia, oppure del polo sanitario (del quale si è parlato molto nella passata campagna elettorale) all’interno della sede AMA di Montagnola: “Sto interloquendo la con Regione sullo spostamento, ho pronto un dossier su cui lavorare con la ASL per la collocazione in una sede adeguata – ha dichiarato il minisindaco – Quella della sede AMA è un’ipotesi, ma si scontra con le condizioni della struttura, con la crisi dell’azienda e con la mancanza di interlocuzione. È una possibilità in campo ma solo se dovesse aprirsi un canale serio di confronto. È importante che il servizio resti sul territorio – aggiunge –  il progetto del San Michele – la Casa della Salute regionale Ndr – è sospeso, in discussione tra Asl e Regione Lazio, noi siamo pronti al dialogo anche su questo quando saranno pronte le strutture”. La certezza al momento è che il PPI del CTO è ancora in funzione, quando questo verrà chiuso (sempre che non si riesca a deciderne lo spostamento in altra sede) i cittadini della zona dovranno fare riferimento al PS del Sant’Eugenio, mentre al CTO si rivolgeranno solo per problemi ortopedici o traumatologici. Leonardo Mancini








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