Calo continuo nuovi casi. Ancora cautele

Epidemia: «Possiamo ben sperare». L'infettivologo spiega i dati (e le sviste)

Nuovi contagi diagnosticati quasi a zero in provincia di Latina, già il 27 marzo
Curva discendente dei nuovi contagi anche in provincia di Roma
Il dottor Fabrizio Soscia, a lungo primario di Mallatie infettive a Latina, ha condotto anche ricerche in corsia
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Ancora contagi e decessi, ma pure "picco" superato e curva dei nuovi infetti in discesa. Sembrano due cose contraddittorie: da un lato continue notizie, ogni giorno, su contagiati, malati e che non ce l'hanno fatta; dall'altro – ne abbiamo dato notizia ieri sul Caffè on line – la tendenza del dannato coronavirus Sars-Cov2 scende dappertutto, a parte rare eccezioni.

Solo ombre o c'è davvero qualche realistica luce in questa tragica epidemia? «Possiamo ben sperare. Il lavoro che mostra il crollo dei nuovi contagi nelle varie province italiane, comprese Roma e Latina e che avete citato sul Caffè on line è molto ben fatto, interpreta molto bene numeri e statistiche e descrive proprio quello che sta accadendo. In pratica, i dati dimostrano che finalmente le misure di isolamento sociale e le varie precauzioni funzionano. Ma, ovviamente, non adagiamoci: dobbiamo continuare ad essere rigorosi nelle precauzioni», spiega il dottor Fabrizio Soscia, una vita a curare ma anche a prevenire i contagi. È stato primario di Malattie Infettive per 18 anni e negli ultimi 5 anni contemporaneamente è stato anche direttore del Dipartimento di area medica all'ospedale Goretti di Latina, quindi una preparazione ed esperienza interdisciplinare. Ha fatto le principali sperimentazioni e ricerche sull'Aids coordinato dall'Istituto superiore di sanità, insieme ai colleghi dello Spallanzani di Roma e varie università italiane. Oggi è consulente di diverse strutture pubbliche e private convenzionate (Icot di Latina, Sant'Anna di Pomezia e Regina Apostolorum di Albano Laziale, dove sta curando anche la formazione anti-coronavirus per il personale sanitario).

Non è uno che spara allarmi inutili né uno che gliele manda a dire a certe star in camice bianco. Ai tempi della bufala sull'influenza aviaria, chiarì dalle nostre pagine che non c'era nessuna pandemia in vista. Ma stavolta la realtà è diversa.

 

CROLLA L'AUMENTO DEI NUOVI CASI

Sembra un giro di parole, ma è così che si misurano questi fenomeni: «Diminuisce il tasso di crescita dei nuovi contagi – prosegue il dottor Soscia -, in altri termini scende l'incremento dei nuovi casi. E succede praticamente ovunque, a parte qualche situazione tipo le case per anziani. Ma ad esempio 50 casi tutti insieme e confinati un piccolissimo luogo sono molto, ma molto meno pericolosi rispetto a contagiati sparpagliati sul territorio e non inficiano il dato della diminuzione del tasso di crescita dei nuovi casi che adesso è negativo. Per chiarire ancora meglio: aumentano sì, ma con meno forza». È questo che può preparare il terreno alla svolta e lascia intravedere la luce in fondo al tunnel.

 

TENDENZA VERSO IL BASSO: PERCHÉ?

«Adesso non abbiamo più alti e bassi, ma c'è una tendenza verso il basso nel tempo. Ciò è dovuto a vari fattori – ragiona l'esperto -. innanzitutto le misure di isolamento o distanziamento sociale tolgono spazio al virus e quindi la possibilità di incontrare persone da infettare. Poi c'è anche un diverso approccio all'epidemia da parte delle autorità. Fino a qualche tempo fa, anche agli operatori con chiari sintomi tipo tosse, febbre dispnea (difficoltà a respirare, ndr) si diceva “stai tranquillo a casa tua e attendi fiducioso l'evolversi degli eventi” e il tutto si esauriva lì. Ora invece l'atteggiamento è completamente opposto: all'operatore sanitario sintomatico si fa immediatamente il test e lo si isola a casa, con dovute precauzioni, se comunque sta “bene” cioè se essenzialmente riesce a camminare, non e non ha affanno. Inoltre, i medici di famiglia hanno finalmente la possibilità di prescrivere alcuni farmaci come la clorochina e l'azitromicina che l'Agenzia italiana del farmaco ha autorizzato con grave ritardo… ».

 

GRAVI ERRORI ALL'INIZIO

E qui si apre il capitolo degli abbagli ed errori nella gestione del fenomeno, da parte dei “fenomeni” al potere. «La Cina aveva iniziato a verificare l'efficacia delle varie forme di terapia in fase precoce, anche con questi due farmaci. E questo mostra un fenomeno tutto italiano – affonda l'infettivologo -, cioè l'elevato e abnorme numero di morti a seguito del contagio da Sars-Cov2. Su questo chi di dovere ha sorvolato in modo indecoroso, tirando fuori due scuse: il fatto che il popolo italiano ha troppi vecchi e malati, morti non a causa del virus ma “con il virus” frase pessima ripetuta in modo idiota dai responsabili della Protezione civile. Potete scriverlo proprio così, perché è tragico che ci sia una Commissione per sapere se le persone siano morte “con” il coronavirus (praticamente erano morti ma non lo sapevano, questa è l'immagine che hanno dato taluni nostri scienziati, o dicendo che avevano la famosa “comorbosità”) o “per” il coronavirus, cioè proprio per colpa diretta del virus! Ora gli italiani sopra i 65 anni sono tutti co-ammorbati, cioè hanno tutti almeno un patologia (il colestrolo alto, i trigliceridi, la bronchite cronica, l'ipertensione ecc. ecc.). Indubbiamente il Sars-Cov2 colpisce più duramente le persone anziane, ma questo non può essere usato per sminuire la gravità di una epidemia. Dovrebbe anzi essere usato per rafforzare le misure di prevenzione invece di dire che “tanto i giovani non si ammalano”. Quindi, lo ripeto: fare diagnosi precoci e terapie. Come hanno fatto in Cina e come si sapeva all'inizio».

 

DOPO GLI ERRORI, È L'ORA DI FARE SUL SERIO

La prevenzione, questa è la miglior cosa da fare e da fare subito, appena si accende il fuocherello.

«Ma attenzione alla “ideologia” che pretenderebbe di fare i test a tappetto a tutti – avverte il dottor Soscia –: il fatto che oggi sono negativo al coronavirus Sars-Cov2, non vuol dire che domani io non possa diventare positivo: dovremmo tutti fare il test ogni santo giorno! Un'assurdità. È invece corretto quello che finalmente si sta facendo ora: sì i test ma su chi mostra sintomi chiari. Magari si facesse a tutti i sintomatici… ancora non succede. E questo è uno dei motivi della gravità dell'epidemia in Italia. Permettetemi di tornare sugli errori iniziali nel nostro Paese». Prego, ci aiuti a capire. «Ribadisco affinché davvero adesso facciano tutti tutto quel che va fatto: 1) autorità e certi esperti hanno sottovalutato il problema, innanzitutto nell'amata Lombardia; 2) ritardo nelle iniziative di prevenzione; 3) parcellizzazione del sistema sanitario nazionale, cioè ogni Regione è andata a piede libero». In questo, come stigmatizzato giorni fa da un approfondimento della celebre Università americana di Harvard, certe passerelle e urla politiche sarebbero da “multare”. «In Lombardia all'inizio hanno continuato a vivere e lavorare e produrre come se nulla fosse – affonda il dottor Soscia amareggiato – proprio con la sottovalutazione dei politici che evidentemente hanno avuto i consigli di qualche “tecnico” non tecnico: penso a Salvini che diceva “apriamo, apriamo, apriamo” quando invece bisognava chiudere. O, per essere bipartisan, penso a Zingaretti che andato a Milano organizzando aperitivi con assembramenti per dimostrare che il virus era roba di poco conto e non meritava tutte queste cautele! E quel prof Bassetti che diceva che non ha mai visto nessuno morire di coronavirus? C'è il video su Youtube».

 

I FOCOLAI SI POSSONO SPEGNERE COSÌ

Il crollo dopo il picco – cioè il massimo numero di nuovi contagi – in provincia di Latina è emblematico. «Prevenzione, questa è la strategia chiave: prevenire – insiste il nostro esperto che non è un teorico televisivo ma un professionista con decenni di ricerca ed esperienza in corsia d'ospedale – e i numeri di Latina e provincia lo dimostrano. Il Dipartimento di prevenzione della Asl di Latina ha fatto un buon lavoro mettendo oltre duemila persone in quarantena. Significa aver studiato la realtà parlato con la gente, analizzato i dati, un grande lavoro di raccolta di informazioni sul territorio. E i risultati si vedono. E lo ripeto, la diminuzione di nuovi casi lascia ben sperare, a Fondi il focolaio sta spegnendo». Sarà così anche altrove? Ad esempio anche a Nerola, il paesino a nord di Roma presidiato da esercito e forze dell'ordine per via dei tanti contagi? «Sì, sarà così dappertutto se si fa altrettanto ovunque. I focolai sono come piccoli incendi nella foresta; prima li circoscrivi e prima si spengono. Dobbiamo azzerare le nuove infezioni. Adesso il calo è lineare, in continua discesa». È quello che rileva lo studio citato ieri dal Caffè on line. Latina, ad esempio, il 27 marzo risultava a zero virgola zero e uno nuovi casi ogni mille abitanti, mentre Roma la curva presentava poco più di 0,03 nuovi contagi diagnosticati ogni mille abitanti. Stesso trend anche nelle province di Rieti e Viterbo e in molti altri territori italiani.

 

POCHI, PICCOLI MA ESSENZIALI ACCORGIMENTI

«Lo so, stiamo tutti vivendo una privazione di libertà, e una tragedia anche per chi lavora, per l'economia: penso ai lavoratori, artigiani, professionisti e imprenditori. Ma ora che la tendenza buona è stata intrapresa, non molliamo – invita il dottor Soscia -. Azzerati i nuovi contagi, si possono poi allentare piano piano le misure: riaprire i negozi, gli studi professionali ma sempre mantenendo le regole di usare la mascherina, tenersi a distanza almeno di un metro, lavarsi bene e frequentemente le mani con acqua calda (il virus teme terribilmente il calore e i saponi). Sono misure fondamentali e assolutamente efficaci. Lavarsi le mani sempre dopo aver frequentato luoghi pubblici o prima di fumare e mangiare. Ci sono studi molto promettenti per vaccini e produzione di anticorpi monoclonali molto promettenti e che hanno cominciato ad essere sperimentati, anche allo Spallanzani stanno studiando come produrre anticorpi monoclonali utilizzando il sangue di pazienti positivi al Sars-Cov2 e ammalatisi di Covid19 e poi guariti». Insomma, forza e coraggio e qualche attenzione in più. “L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rileva che 71 delle 107 province, presentano una diminuzione del tasso di crescita”, scrivono i due ricercatori Giovanni Sebastiani e Marco Massa autori dell'analisi citata ieri dal Caffè. In pratica, la diffusione del coronavirus Sars-Cov2 rallenta e scende. Il tasso è misurato in termini di nuovi casi al giorno per 1.000 abitanti tra il primo e il 27 marzo.








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